E allora, perché non molliamo tutto e andiamo in Argentina? Se lo chiedeva anni fa il compianto Francesco Guccini, dipingendo in versi e musica una terra lontana ed affascinante, quella fine del mondo così estrema, eppure così vicina a noi. Buenos Aires ma anche la Pampa e la Patagonia, più di 15.000 chilometri di distanza dall’Europa e, allo stesso tempo, il posto per chi sogna una vita nuova. Oggi non sono i gauchos di Sondrio e di Varese a partire per le Ande, bensì anche miliardari alla ricerca di un rifugio sicuro, un bunker nel mezzo del nulla dove si pensa non arriveranno i missili e le guerre delle superpotenze.
Uno di questi è un ebreo argentino che ha lasciato il suo Paese durante la dittatura di Videla, ha fatto una fortuna enorme in Spagna e oggi ha deciso di costruire il suo Eden sulle dolci montagne di Mendoza, tra le filiere di uva e le cime innevate, con tanto di odi al presidente libertario Javier Milei che quelle terre argentine vorrebbe venderle a tutti gli stranieri facoltosi interessati a comprarle.
La storia di Varsavsky
La storia di Martin Varsavsky è intrecciata tra nuove tecnologie, un mondo senza confini e gli equilibri geopolitici della nuova destra globale trumpiana. I soldi li ha fatti con cinque startup di incredibile successo con base a Madrid. Unicorni da un miliardo di dollari che gli hanno assicurato una fortuna sufficiente per figli, nipoti e pronipoti. Ma lui pensa a qualcosa che i denari non sempre possono comprare: la sicurezza di vivere in un posto inattaccabile, ai margini di una possibile guerra nucleare tra gli Usa, la Cina, la Russia o la Corea del Nord.

E allora si deve guardare nel mappamondo e andare più lontano possibile. Nel suo caso a Eugenio Bustos, paesino ai piedi della cordigliera delle Ande e a 100 km dalla capitale del vino Malbec Mendoza. Qui ha comprato assieme a due amici un’area di 32.000 ettari per costruire il suo «lugar en el mundo». Un rifugio grande due volte e mezza la superficie del Comune di Torino, abbastanza per sentirsi isolati, fare lunghe cavalcate, sentirsi liberi e soprattutto al sicuro. «La terza guerra mondiale – spiega l’imprenditore – è un’ipotesi possibile, le linee di battaglia sono già tracciate, non è così strano pensare di salvarsi».
Da liberale a conservatore
Ha studiato la portata dei missili di lungo gettito e soprattutto la capacità dell’Argentina di restare fuori dai grandi conflitti, com’è stato durante la Prima e soprattutto durante la Seconda guerra mondiale, nonostante le note simpatie del generale Peron per l’Italia di Mussolini. Varsaksy negli ultimi anni ha cambiato le sue idee politiche. Da democratico e liberal è diventato conservatore, oggi ammira Trump ed è tra i più convinti sostenitori di Javier Milei, l’ultra-liberista che da due anni siede alla Casa Rosada. Milei ha giurato guerra allo Stato e sta facendo di tutto per vendere l’Argentina come il paradiso degli investimenti stranieri.
Proprio questa settimana il parlamento argentino ha discusso la sua polemica proposta per eliminare il limite di terre che si possono vendere agli stranieri. Dalla barriera del 15% attuale il presidente vorrebbe passare a zero, ma le dure proteste di piazza hanno fatto retrocedere molti dei suoi alleati e Milei, probabilmente, si dovrà accontentare di un tetto del 25%. Non ci sono solo i ricconi alla ricerca di bunker sicuri, ma anche grandi interessi commerciali. Le pianure fertili delle Pampas sono da sempre definite il «granaio del mondo», in Patagonia ci sono delle enormi riserve di gas naturale, minerali e terre rare, per non parlare dell’acqua.
Zuckerberg, Thiel e gli altri ceo
Il Congresso ha già approvato una legge per permettere lo sfruttamento dei ghiacciai, nella mira ora ci sono i boschi e le montagne andine. Essendo cittadino argentino, Varsavsky non deve rispettare nessun limite per l’acquisto di terre, ma è chiaro che può essere un apripista per altri miliardari in cerca dell’Eden. Mark Zuckerberg sta costruendo il suo rifugio alle Hawaii, Peter Thiel sta facendo la stessa cosa in Nuova Zelanda. «L’Argentina – spiega il nostro – è il luogo ideale in caso di un terzo conflitto mondiale, è distante dal raggio di nubi radioattive e missili nucleari e da sola può produrre cibo ed energia sufficienti per sostenere società complesse».

Il Financial Times fa sapere che Varsaksky ha riunito nella sua avventura sulle Ande alcuni amici facoltosi come l’imprenditore tech e attuale ambasciatore di Milei negli Usa Alex Oxenford e il creatore delle barrette di cereali Kind Daniel Lubetzky. Non accettano, per ora, altri membri, ma in futuro potrebbero pensare di creare altri poli di attrazione in altre regioni argentine. Tutto dipenderà dalle elezioni presidenziali argentine del prossimo anno. Se Milei farà il bis aumenterà ancora di più l’interesse su quell’«equazione senza risultato» che cantava il Maestrone; solo che ad arrivare non saranno i migranti poveri e sognatori di gucciniana memoria, ma tanti ricchi trumpiani in cerca di rifugio dalle guerre prodotte proprio dal loro leader globale.
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