Mangione dichiara colpevole dell’omicidio del ceo di UnitedHealthcare: “Ho sparato a Thompson”

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Luigi Mangione si è dichiarato colpevole dell’omicidio del ceo UnitedHealthcare Brian Thompson in un’udienza convocata a sorpresa a New York da difesa e accusa nell’ambito del procedimento federale. Se il 28enne non si fosse dichiarato colpevole, avrebbe avuto diritto a un processo pubblico e rapido nel quale l’accusa avrebbe dovuto dimostrarne la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. Mangione è perseguito anche a livello statale. Non è chiaro se questa dichiarazione di colpevolezza avrà un effetto anche su quel procedimento.

Il giovane ha detto in aula di «aver sparato al signor Brian Thompson e di averlo ucciso». A pochi metri da lui, i familiari del ceo di UnitedHealthcare, «Sapevo che quello che stavo facendo era illegale», ha ammesso. Il giudice ha fissato a sentenza per il 18 dicembre. Il killer rischia l’ergastolo.

L’uomo, riferiscono i media Usa, non ha mostrato alcuna emozione durante l’udienza, ma ha risposto alle domande con chiarezza. Thompson, ceo di UnitedHealthcare, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco su un marciapiede fuori dall’hotel Hilton di New York, sulla 54esima strada West a Manhattan, poco prima dell’alba del 4 dicembre 2024, mentre stava arrivando in hotel per un incontro con gli investitori. Gli investigatori, dopo una caccia all’uomo durata cinque giorni, hanno arrestato Mangione in un McDonald’s in Pennsylvania. Rivolgendosi alla corte, Mangione ha raccontato l’aggressione a Thompson e ha detto che dopo anni di forti dolori dovuti a un infortunio alla schiena, aveva rintracciato la sede della conferenza annuale di UnitedHealthCare, in parte sollecitando informazioni dall’azienda fingendosi un investitore.

Ha affermato di aver sparato a Thompson con una pistola che aveva stampato in 3D. Il caso ha tenuto a lungo gli Usa con il fiato sospeso e per una fetta di opinione pubblica Mangione è stato visto come una sorta di eroe popolare, un «vendicatore» della frustrazione degli americani nei confronti del sistema sanitario Usa e delle grandi compagnie assicurative. I sostenitori di Mangione si sono spesso radunati fuori dalle aule di tribunale dove erano in corso le udienze.

Il ventottenne è accusato di due reati federali: uno di stalking interstatale con conseguente morte, che prevede una pena massima dell’ergastolo, e uno di stalking tramite l’uso di infrastrutture interstatali con conseguente morte. Anche quest’ultimo reato prevede una pena massima dell’ergastolo. Mangione si era dichiarato non colpevole di omicidio in tribunale statale e non è ancora chiaro quale impatto potrebbe avere una dichiarazione di non colpevolezza a livello federale sul caso di omicidio a livello statale che lo vede coinvolto.I suoi avvocati potrebbero chiedere l’archiviazione delle accuse statali per violazione del principio del ne bis in idem, che generalmente impedisce di processare due volte una persona per lo stesso reato. Tuttavia, è probabile che la procura distrettuale di Manhattan si opponga a tale argomentazione, soprattutto perché Mangione deve affrontare accuse diverse a livello federale e statale.


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