“Cara Maria, mio figlio ha il cuore spezzato per la prima volta e io non so come aiutarlo”

0
2

Gentile Maria,
so che anche lei è madre di figli maschi e anche per questo mi permetto di disturbarla, scrivendo di me e della mia preoccupazione. Più facile con lei che non conosco se non “sulla carta” che con le mie amiche. Non perché non siano brave amiche ma in questo caso stanno sottovalutando la situazione, almeno secondo me.

Vado al punto: mio figlio sta vivendo il suo primo amore e la sua prima vera delusione. Paolo è sempre stato un ragazzo vivace, come si dice “il cuore della festa”, e adesso vederlo così abbattuto, senza stimoli, sofferente, silenzioso, mi fa stringere il cuore. Studia svogliatamente anche se i tempi della consegna della tesi si avvicinano, non vede gli amici e sta tutto il giorno attaccato al telefonino in attesa di un cenno di lei, la sua prima fidanzata, compagna di studi, con cui ha condiviso un anno e mezzo di relazione. Vorrei trovare le parole per spiegargli che è normale che a questa età gli amori durino lo spazio di un soffio, ma lui alza le spalle infastidito e mi dice che non capisco nulla. Sposta il problema su altro, ma io capisco che invece è come se avesse perso l’equilibrio che quella ragazza gli ha dato. Mi rendo conto che quando si è così giovani ogni nuova emozione, bella o brutta, sia dilatata dalla “prima volta”, dalla novità, ma adesso inizio a pensare che tutto questo abbattimento nasconda altro, che la delusione abbia portato a galla fragilità e paure. Eppure gran parte dei suoi amici non sono in coppia e continuamente lo cercano e tentano di sollevarlo da questa tristezza e apatia. Dovrebbe farsi aiutare da qualcuno che sappia cosa dire e fare, ma quando accenno a uno psicologo, mi manda a stendere: «non ne ho bisogno, vacci tu con le tue ansie».

Effettivamente sono ansiosa, incapace di attendere che dalla tempesta arrivi il bel tempo, anche se capisco che l’alternanza delle emozioni e degli stati d’animo è normale nelle nostre vite. Così mi angoscio e lo angoscio, anche senza parlare. Evidentemente la mia espressione, i miei occhi dicono tutto. Cosa devo fare?

Tutte le lettere e le risposte di Maria Corbi

Vorrei che almeno imparasse a non confondere la fine di una storia con la fine della felicità. Un giorno guarderà a oggi con il sorriso e la tenerezza, ma fino ad allora ho paura che “accadano cose”, che metta in pausa il suo percorso umano e lavorativo. Mi porto troppo avanti, lo so, mentre dovrei tranquillizzarmi e trasmettere a lui calma e certezze. Ma non è facile. E a volte devo trattenermi dall’arrabbiarmi, dallo scuoterlo con forza, urlargli che la fine di una storia non è la fine del mondo e che anche se pensasse di riconquistare la sua ex dovrebbe mostrarsi deciso, sicuro, con la propria vita ben salda in mano. So di sbagliare, ma ti dico le cose come stanno.

Ha sempre voluto avere un cane e io e suo padre non abbiamo mai ceduto a questa richiesta, certi che poi ce ne saremmo dovuti occupare noi. Ma adesso mio marito mi ha proposto di fargli una sorpresa, di andare al canile e prendere un cucciolo che possa fargli compagnia e di cui in qualche modo debba prendersi cura, distraendosi dal suo amore perduto. Sono così preoccupata che ci sto pensando seriamente. Tutto pur di vederlo risorgere. Lo ho sempre protetto e adesso mi sento impotente.
Gianna

Risposta

Cara Gianna,
la prima delusione d’amore è una prova durissima, una caduta da cui si può credere che non ci si rialzerà. L’adolescenza, la prima giovinezza sono gli anni totalizzanti dove è difficile relativizzare quello che ti capita, anche perché non hai spesso precedenti con cui confrontare quello che provi. Emozioni opposte che si scontrano, prima l’euforia di un sentimento totalizzante, poi la perdita con la disillusione, senza gli strumenti per superare questa frattura emotiva. Una prova inevitabile che servirà a costruire la sua identità adulta, la sua resilienza anche, la consapevolezza del fatto che i distacchi sono parte della vita.

In fondo la fine di un amore è sempre un lutto, soprattutto quando è il primo e non si è preparati. Quando ti sembra che quell’euforia dell’inizio, quella sensazione di aver allargato il tuo confine, debba essere eterna. I ragazzini hanno la tendenza di rendere tutto assoluto, le vittorie come le sconfitte, poi piano piano l’esperienza e anche la maturità vengono in aiuto a rendere tutte le cose della vita meno “assolute”.

È un percorso e non si può accorciare il tragitto, anche se si può spianare un poco la strada, standogli accanto con leggerezza senza il peso ulteriore della nostra ansia e della nostra preoccupazione. C’è chi riesce a essere più leggero e dunque a superare questo stato più velocemente, ma non è da tutti. A volte un’indole un po’v“superficiale” aiuta a prendere meglio le curve della vita, a volarci sopra. Non mi sembra il caso di tuo figlio. Se penso alla mia generazione, ai nostri genitori, non rammento che abbiano partecipato alle mie prime delusioni, se non come una presenza certa, su cui poter contare, nella nostra vita. Da qualche tempo penso che recuperare una distanza con i figli non sia un male, ma un modo per rispettare i loro e i nostri spazi, quel recinto dove maturare e fare esperienze senza il fiato sul collo. Poi se cadono, uno gli da una mano per rialzarsi, ma non è giusto impedirgli di perdere l’equilibrio per poi trovarne uno nuovo, più stabile e adulto. Fammi sapere come va.

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it