L’aggressore 13enne della prof e le follie estremiste in Rete: “Uccidere vale punti online”

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Uccidere per ottenere punti in un gioco di ruolo dal vivo. A dirigerlo? Gruppi suprematisti che arruolano gli adolescenti sul web e li spingono a scatenare il caos. E in questa rete sarebbe finito anche il tredicenne che a Roma ha cercato di ammazzare un’insegnante in diretta Telegram. Lui aveva annunciato l’azione in chat su Tik Tok ad alcuni suoi contatti: «Guardate i tg». Poi ha fatto irruzione in classe e ha accoltellato la sua professoressa di italiano colpendola al petto con un pugnale. Bloccato da un compagno, «non ha portato a termine la missione». È un «loser», uno «sfigato», scrive qualcuno su Tik Tok. Poi rilancia: «Il perdente si becca -0 mentre fa Larp», ovvero Live Action Role-Playing. E ancora: «Il nostro piccolo larper che si rovina la vita e fa pure -0». Un utente russo scrive: «Il sangue dell’insegnante non è nemmeno sgorgato». Un altro, sempre in caratteri cirillici, lo definisce «fallito».

È la platea dell’orrore, perlopiù giovanissima, che parla di gioco di ruolo, si contende quel video per cui è anche disposta a pagare e, con il volto dell’adolescente, ha creato anche diversi meme. Qualcuno lo applaude – «Mi manchi», «Sei un grande» – e realizza “sticker” con il ragazzo che abbraccia un cuore rosso. Altri hanno scaricato il filmato dell’attacco nella scuola media Giovanni Verga e hanno aggiunto lo slogan della pubblicità della Nike, «Just do it», per poi ricondividerlo. Come se fosse un invito, un’esortazione. Su Tik Tok rimbalza pure un fotomontaggio con i volti degli adolescenti che negli scorsi mesi hanno tentato di ammazzare i loro professori insieme alla dicitura «Larp Squad», «Squadra del gioco di ruolo». E c’è chi aggiunge messaggi di sfottò: «Non riesco a vendicarmi! Non riesco a vendicarmi! Non riesco a vendicarmi!».

In questa sorta di community dai partecipanti giovanissimi, ammazzare le persone sembra ridursi a un gioco, a un semplice punteggio da condividere: «-0», «+1». Vicino al nickname di TikTok hanno tutti l’emoticon di un caschetto verde militare. Un segno per riconoscersi, individuarsi. Nei profili condividono il filmato che il tredicenne ha girato prima di entrare in azione. E, chi era in contatto con lui sui social, nelle storie ostenta il bilancio delle interazioni su Snapchat. Uno tra i tanti, rigorosamente con elmetto e mimetica, scrive: «Dieci giorni consecutivi di chat, 160 messaggi inviati, 13 giorni di amicizia».

I carabinieri del comando provinciale di Roma stanno scandagliando i vari contatti che il ragazzo ha avuto sul web. In particolare, sono impegnati negli accertamenti per individuare le cinque persone che erano in diretta Telegram durante l’agguato in un gruppo creato ad hoc. Tra loro, con ogni probabilità, c’è chi ha gestito il video e ha deciso di pubblicarlo online. Il sospetto è che si tratti di un cittadino russo, visto che le scritte che accompagnavano il filmato erano in cirillico.

L’adolescente, ora ricoverato in neuropsichiatria infantile, ha raccontato di aver «trovato degli amici virtuali». E, ai carabinieri della compagnia Casilina, i genitori del minorenne avrebbero spiegato che il figlio «trascorreva le giornate a guardare online filmati violenti». Madre e padre ieri hanno inviato una email di scuse alla professoressa Isabella Marsilio. «Ci speravo, sono felice che l’abbiano fatto», racconta l’insegnante al telefono. «Non ce l’ho con i genitori, mi immedesimo in loro e so che provano un dolore insopportabile. Mi spiace anche per il mio alunno che portava dentro un tale malessere da sfociare in un piano terribile come questo, preparato nei minimi dettagli».

La vicenda dell’adolescente che cerca di ammazzare la docente interroga il mondo degli adulti e della politica. I più piccoli, invece, ne fanno meme da condividere sui social. E il video diventa business per il forum di torture, stupri, stragi «WatchPeopleDie, «Guarda le persone morire».

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