Emporio senza tempo, Silvana Armani e Leo Dall’Orco passano il testimone a Dario Vitale

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Passato presente e futuro che si fondono in un gioco alchemico, il tempo che cambia le persone come le superficie, lasciando tracce, alterando i colori, ma senza cancellarne l’anima. Una collezione quella di Emporio Armani che si concentra sulla materia ma anche sulla storia della maison in un continuo divenire.

La leggerezza definisce il guardaroba, maschile e femminile, con lini, sete impalpabili, tessuti da camiceria, viscose e jersey. I cristalli di sale, che conserva e corrode, sono insieme trattamento e ricamo. Acidature e tinture a freddo rendono il colore irregolare; il lino riproduce a trompe-l’œil le superfici di capi usurati; il seersucker si svuota e accartoccia, il velluto laserato si screzia; le organze sovrappongono trasparenze e riflessi.

Tutto porta un segno che ha spessore e memoria. i pantaloni si fanno vaporosi, le maglie richiamano l’intimo. Come il tempo anche questo stile non ha genere e i capi passano dal maschile al femminile, come da tradizione del brand. Colori neutri e accenti di nero. Tanti accessori: grandi borse, pantofole , e piccoli copricapo, come piacevano al maestro.

A firmare questa collezione ci sono Silvana Armani, per la donna e Leo Dell’Orco per l’uomo. Ma spente le luci dello show la direzione creativa di Emporio passa a Dario Vitale, per 14 anni, fino al 2025, anima creativa di Miu Miu per poi passare da Versace, la prima volta di qualcuno che non fosse un membro della famiglia in questo ruolo.

E anche qui, in casa Armani, si ripete l’eccezione con Vitale chiamato a scrivere il futuro del brand simboleggiato dall’aquila, ( e a disegnare gli accessori Giorgio Armani) senza tradire lo stile elegante ma rilassato a cui siamo abituati. Trovare una strada nuova senza perdere le tracce del passato.

Sul filo del tempo scorre anche l’estetica di Maria Grazia Chiuri per gli abiti della collezione Fendi. Gli anni ’70 come punto di partenza , un memo del come eravamo e potremmo ancora essere, coltivando il pensiero libero. Musa della stagione Raffaella Carrà, ma anche Adriano Celentano.

Certo loro non avrebbero mai indossato una camicia da notte o una mutanda per uscire, ma la Chiuri usa lo stratagemma della lingerie per esaltare e liberare il corpo. Reggiseni e boxer con dettagli in pizzo, sottovesti, canotte, vestaglie e nessun confine di genere.

E ieri è stato anche il giorno dello show in casa Max Mara dove l’ispirazione viene ancora una volta da una donna che ha fatto la sua parte nella storia dell’emancipazione femminile: la scrittrice esploratrice Freya Stark. E in un momento in cui la Moda sta viaggiando verso un futuro sostenibile (in molti sensi) le sue parole hanno un suono preciso: «Di tutte le meraviglie del mondo, l’orizzonte è certamente la più grande».

Guardare avanti, dunque. Max Mara si ispira a lei e alle straordinarie pioniere degli anni ’30 che hanno tracciato rotte sulle mappe e nel tessuto sociale del loro tempo. Tra loro la fotografa naturalista Osa Johnson, la pilota Eva Dickson e le aviatrici Amelia Earhart e Beryl Markham. Il direttore creativo della maison, Jan Griffith, pensando a loro ha disegnato un guardaroba dove sono banditi i vezzi e il rigore è alleggerito dallo stile fluido e dai tessuti come il lino e il gabardine lucente.

Protagonista la giacca da safari. Drappeggiata e annodata sul fianco, oppure lunga come uno spolverino da portare con pantaloni cargo e sopra un gilet. Uno stile per donne che come Freya Saìtark viaggiano libere nel mondo.

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