Costi raddoppiati per gli autotrasportatori e carichi merci rinviati per concentrare le consegne nel minor numero di viaggi. Sono alcuni degli effetti della crisi di Hormuz, che sta moltiplicando il prezzo dei rifornimenti incidendo a catena su tutta la filiera. L’impatto diretto per i consumatori si vede o si vedrà al supermercato, con tariffe aumentate per gli alimenti che arrivano a scaffale. «Secondo le nostre stime – spiega Raffaele Drei, presidente di Confcooperative agroalimentare, che rappresenta comparti che vanno dall’ortofrutta fresca ai latticini, al vino – il rialzo del gasolio ha fatto crescere i prezzi della logistica del 15%». Da settimane il Brent si attesta sopra i cento dollari al barile (fino a 108 ieri), in rialzo del 56% rispetto a un anno fa. Secondo i calcoli dell’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano, il prezzo del diesel nel 2026 è cresciuto del 16% sulla media del 2025. «Il carburante vale circa il 30% dei costi sostenuti dalle aziende di trasporto – spiega l’ingegner Damiano Frosi, a capo dell’Osservatorio -, può portare a un aumento delle spese aziendali tra 4 e 5%. Questo valore è più rilevante nel trasporto a lungo raggio, dove i mezzi a diesel trovano maggior impiego».
Nel 96% dei contratti di fornitura di servizi logistici, secondo gli studi Polimi, il carburante è indicizzato. Ciò permette alle aziende di farsi riconoscere gli incrementi ma questo diventa poi oggetto di trattativa tra le parti. «Il caro gasolio – sottolinea Drei – avrà un impatto di 2 o 3 centesimi al chilo su frutta e verdura. Solo chi è disposto a pagare di più continua a ricevere il servizio». A cambiare sono i flussi di rifornimento. «Nei distributori di carburante italiani di diversi marchi si registra un calo medio del 36% nella quantità di gasolio venduta ai mezzi pesanti, cioè camion e tir – segnala il presidente di Federpetroli Michele Marsiglia -. Un camion di medie dimensioni effettua un rifornimento completo di circa 800 litri di gasolio. Un pieno di diesel, costa in media quasi 2mila euro, mentre nei distributori self-service si scende a 1.767 euro».
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Secondo Federpetroli, negli ultimi tempi gran parte dei trasportatori ha visto crescere i costi mensili del carburante di circa 1.100-1.300 euro, a seconda della logistica effettuata. I tagli alle accise hanno alleggerito i costi, ma – sottolinea Marsiglia – lo sconto di pochi centesimi non basta a sostenere rialzi così elevati». Lo scenario non risparmia le marinerie italiane. «L’impennata dei prezzi e le tensioni geopolitiche portano il carburante a incidere anche oltre il 60% dei costi totali di gestione di un peschereccio – spiega Paolo Tiozzo, presidente di Confcooperative Pesca -, riducendo drasticamente i margini di guadagno».

Secondo Anita, l’associata di Confindustria per le imprese di trasporto, gli interventi del governo sono comunque serviti ad alleviare la pressione. «L’introduzione del credito d’imposta ha compensato in parte gli effetti della sospensione del rimborso delle accise – dice il presidente Riccardo Morelli -, è una risposta importante per il trasporto merci su strada». Restano da individuare, però, soluzioni strutturali. «I costi operativi e quelli del gasolio continuano a pesare sui bilanci delle imprese di autotrasporto – dice – vogliamo garantire il sistema distributivo anche in un momento di estrema fragilità per la catena di approvvigionamento globale».
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