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Armi, petrolio e migranti: i traffici di Mosca nel Mediterraneo attraverso le basi in Libia e Siria

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La Russia è tornata a essere indaffaratissima nel Mediterraneo, tra Italia, Libia, Malta, fino alla Siria. E già questo basterebbe a tenere l’Italia in allerta, come che sia dell’allarme della Cia, riportato in un rapporto dei servizi lituani, su possibili attacchi con droni anche a Francia e Italia. Di che tipo di minacce parliamo? Cosa sta facendo attualmente la Russia nel Mediterraneo? Ci sono almeno due fronti che vengono assai tenuti d’occhio dagli apparati europei e occidentali: uno sono le navi militari russe e le petroliere ufficiali. L’altro le petroliere della flotta russa ombra. Da entrambi possono venire operazioni ostili all’Italia. Non solo droni. In un caso queste operazioni stanno già avvenendo. I due cuori sono Libia e Siria.

Mercoledì scorso un primo convoglio russo che gli analisti chiamano “Sirian Express” (composto dal cacciatorpediniere Admiral Levchenko, il cargo Sparta, la petroliera General Skobelev e la nave rifornimento Akademik Pashin), ha invertito rotta uscendo dal Mediterraneo, transitando a Gibilterra verso Ovest, dopo aver completato un periodo abbastanza misterioso a Tartus, in Siria. Durante il passaggio la nave britannica Hms Dagger ha brevemente accompagnato la Admiral Levchenko, e una fregata della Marina spagnola ha seguito il gruppo da poppa. Traduzione: la Nato sapeva benissimo che c’erano, e cosa facevano. Già, cos’aveva fatto, a spasso nel Mediterraneo dove era entrato il 27 agosto, il “Sirian Express” russo? Armi. Ha portato armi.

Dopo aver raggiunto Tartus il 7 settembre, le navi russe hanno operato intorno al porto siriano. Una foto satellitare dell’8 settembre ha mostrato Sparta e Akademik Pashin ormeggiate nel porto siriano, con il cargo Sparta apparentemente scarico (General Skobelev restava al largo, con anche droni a bordo). Sono rimaste lì almeno fino al 13 settembre, stando alle foto satellitari. Secondo varie fonti, compresa Reuters, la Sparta avrebbe scaricato munizioni pesanti destinate anche alla base siriana di Hmeimim. Tutti i traffici e i viaggi di questo “gran ritorno russo nel Mediterraneo”, per dirla con un analista europeo, sono avvenuti a trasponder spenti. Le navi potrebbero aver anche fatto la spola col porto di Tobruk, in Libia. Anche se non vi è certezza. Un analista osint che ha tracciato molti movimenti, “Sonarrow”, riferisce anche: «Si dice che Sparta trasportasse diversi oggetti cilindrici non identificati di circa dieci metri». Particolare assai interessante, «la nave da sbarco aveva appena scortato la Anastasia e la Yuriy Arshenevskiy a Tobruk, Libia». Ecco, la Libia.

Queste ultime due navi, andate in Libia, sono state tracciate da altri collettivi osint come GeoInsider a trasportare equipaggiamento militare russo verso il Mediterraneo orientale: sia la Anastasia sia la Yuriy Arshenevskiy erano state colte da immagini satellitari del 13 e 20 agosto alla base navale russa di Baltiysk, nell’exclave russa di Kaliningrad. Questo secondo convoglio, il “Lybian Express”, dalle foto portava corazzati pesanti, tra cui APC/MRAP, e veicoli logistici e di supporto. E ha navigato tra Pantelleria e Malta verso Tobruk, seguito il 10 settembre da un aereo da pattugliamento marittimo P-72A ATR dell’Aeronautica Militare italiana. Li teniamo d’occhio, anche se è difficile che usino queste navi per lanciarci droni contro.

Portano però armi pesanti in Africa. E questo serve anche al traffico umano. Grazie all’accordo tra il generale Hfatar e Putin, rinnovato nel maggio 2025, un aereo cargo russo – teoricamente “umanitario”, in realtà carico di armi – ha fatto 12 voli verso il Sahel tra gennaio 2025 e luglio scorso. Ha percorso la rotta Bengasi-Bamako (in Mali, vecchio regno di Evgheny Prigozhin) il 6 settembre, per poi tornare a Bengasi da Mosca il 22 settembre. Un secondo cargo non identificato avrebbe spostato materiale da Tobruk alla base di Al Wigh, Sud-ovest libico, lungo il corridoio verso Ciad e Niger. Riforniscono l’Afrika Corps russo, l’ex Gruppo Wagner. Che con quei mezzi fa varie cose, compreso un lavoro sporco nel condizionare la tratta di migranti verso la Libia e da lì l’Italia. Migranti usati come armi.

Poi ci sono le petroliere ombra. Da lì potrebbero esser lanciati droni Gerbera di cui riferiva la Cia. Inquietano due precedenti. Uno nei mari del nord, l’altro nel mare Nostrum. Tra il 22 e il 25 settembre la petroliera Boracay della flotta ombra russa si trovava al largo della Danimarca nei giorni degli avvistamenti di droni che chiusero temporaneamente l’aeroporto di Copenaghen. La Marina francese l’ha abbordata. Il comandante (cittadino cinese) è stato condannato per essersi rifiutato di obbedire all’intercettazione. I russi potrebbero usare lo stesso schema nel Mediterraneo con l’Italia? Petroliere ombra ne hanno tante, come dimostra l’incidente di marzo alla “Arctic Metagaz”. La nave, che trasportava gas liquefatto e olio combustibile, finì alla deriva tra Malta, Italia e Libia rischiando una tragedia ambientale. L’ha poi presa in consegna, a Nord di Bengasi, il rassicurante generale Haftar. L’amico di Putin.

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