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Migranti e neo-convertiti: la sintesi che il Papa chiede all’Ue

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PARIGI. L’Europa è nata conciliando sensibilità diverse e oggi serve una nuova sintesi. Stamattina il Papa visita il centro migranti Bakhita rafforzando il proprio impegno per l’integrazione: un Magistero anti-sovranista contro remigrazione, respingimenti, nazionalismi. Poi Leone parla al Sinodo ai neo-convertiti e battezzati in età adulta (20 mila all’anno).

Quindi la messa a Place de la Concorde e la partenza per Lourdes. Un pellegrinaggio alle radici cristiane dell’Ue e contro il riarmo. In serata la veglia di preghiera con i malati alla Grotta delle apparizioni .

«Il viaggio di Papa Leone XIV in Francia è un viaggio apostolico, non una visita di Stato- osserva il vescovo Nazzareno Marconi, membro dei Consiglio permanente della Cei- Una distinzione che spiega anche la scelta di non trasformare le strade e gli incontri ufficiali in un’esposizione delle bandiere del Vaticano. Ma l’incontro del Pontefice con le autorità francesi, al Palazzo dell’Eliseo, ha mostrato con chiarezza come la dimensione apostolica della visita non significhi affatto rinchiudere il messaggio della Chiesa nell’ambito di una spiritualità intimistica o relegarlo alla sola sfera privata. Nel suo primo discorso alle autorità francesi, Leone XIV ha proposto una riflessione sui temi centrali del suo magistero: la laicità, la dignità della persona, la tutela della vita, il rapporto tra progresso scientifico e responsabilità etica, l’intelligenza artificiale e la pace. Temi distinti, ma strettamente collegati da una convinzione: ogni scelta politica, sociale e tecnologica deve essere orientata al bene comune e alla centralità dell’essere umano».
Giusta laicità
È sul significato della laicità, secondo il presule, che emerge uno degli elementi più significativi del discorso. «Il Papa non mette in discussione la distinzione tra l’ambito religioso e le istituzioni dello Stato, ma richiama quella che definisce una “giusta laicità”, capace di non escludere la dimensione religiosa dalla vita pubblica- puntualizza il vescovo. Nella prospettiva proposta da Leone XIV, la laicità non dovrebbe diventare una forma di neutralizzazione della fede, come se la religione dovesse essere confinata esclusivamente alla coscienza individuale. Al contrario, può diventare lo spazio nel quale istituzioni civili e realtà religiose, nella reciproca autonomia, collaborano al servizio della persona e della società».

È una visione pienamente inserita nella tradizione della dottrina sociale della Chiesa e riproposta anche nella prospettiva universale delineata nella lettera apostolica Magnifica humanitas: non l’imposizione di una visione confessionale alla società, ma la ricerca condivisa di valori umani fondamentali, capaci di tutelare la dignità di ogni persona. Da questa impostazione deriva anche il richiamo alla vita. «La tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano», afferma il Papa. La frase sintetizza una posizione precisa: nessuna libertà, nessuna garanzia sociale e nessun progresso possono dirsi autentici se non riconoscono il valore inviolabile della persona. Leone XIV mette in guardia dalle derive di una scienza trasformata in strumento di profitto: dalle manipolazioni genetiche alla maternità surrogata, dall’acquisto di organi fino alla prospettiva di una morte programmata.

Il progresso, dunque, non può essere considerato un bene in sé quando perde di vista la persona e la sua dignità. La tutela della vita richiede invece responsabilità, cura e attenzione soprattutto verso chi è più fragile e non ha voce. Questa esigenza di responsabilità conduce direttamente al tema della tecnologia, che può ampliare le possibilità umane ma anche accrescere i rischi quando manca un criterio etico.

Paradiso delle macchine
Nel passaggio dedicato all’intelligenza artificiale, il Papa richiama il “paradiso delle macchine” evocato da Georges Bernanos. L’immagine descrive il pericolo di una società nella quale l’efficienza tecnica finisca per sostituire il discernimento umano e l’obbedienza agli strumenti prenda il posto della responsabilità personale. La tecnologia deve rimanere al servizio dell’uomo e non diventare il criterio con cui definire ciò che l’uomo vale.

Per questo è necessario formare le coscienze e le intelligenze a un discernimento capace di distinguere ciò che è tecnicamente possibile da ciò che è moralmente giusto. Senza questa consapevolezza, l’intelligenza artificiale rischia di rafforzare disuguaglianze, concentrare il potere e ridurre la persona a un insieme di dati. Ma la centralità dell’uomo non riguarda soltanto il rapporto con la tecnica.

Essa diventa decisiva anche nel modo di affrontare i conflitti e di costruire la pace. «La libertà non coincide con l’individualismo, la laicità non coincide con l’esclusione della fede, il progresso non coincide con il dominio della tecnica e la pace non coincide con la semplice assenza di guerra – sottolinea monsignor Marconi-. Tutto deve essere ricondotto alla centralità della persona e al bene comune. Per questo il Papa può affermare che una Chiesa disinteressata alle questioni temporali non sarebbe pienamente fedele alla propria vocazione, così come un presidente che ignorasse la presenza dei cattolici verrebbe meno al proprio compito istituzionale. Non è una sovrapposizione di ruoli, ma una responsabilità condivisa: ciascuno nella propria autonomia, tutti chiamati a contribuire affinché, come recita il motto del viaggio, il mondo abbia la vita».

Boom di conversioni

«La Francia è un Paese tradizionalmente laico, ma che registra in questi ultimi anni una crescita del 400% di conversioni e di battesimi tra gli adolescenti e gli adulti e dove, secondo alcuni sondaggi, più dell’80% dei francesi dichiara di avere un’opinione favorevole di Papa Leone, al di là delle differenze religiose e generazionali – evidenzia l’arcivescovo Michele Pennisi, instancabile tessitore del dialogo ecumenico-. In controtendenza rispetto alla forte secolarizzazione del Paese, il “brusio degli angeli”, per usare il titolo di un libro del sociologo Berger, si sta facendo più percepibile anche in una nazione, che già negli anni Quaranta da due preti operai e poi del cardinale Suhard, veniva chiamata terra di missione. Fra i nuovi convertiti più della metà proviene da famiglie cristiane non praticanti, una percentuale consistente si dichiara senza religione e una quota minore proviene da altre fedi religiose. La scelta non è quindi legata alla tradizione familiare o ad una opinione pubblica favorevole al cristianesimo, ma a una libera ricerca interiore di dare un senso alla propria vita, ad aver visitato un santuario, al bisogno di una vita spirituale dopo aver affrontato momenti difficili della vita. Senza per questo concepire Dio come un “tappabuchi” dei vuoti dell’esistenza. Queste e tante altre persone, secondo l’arcivescovo, “si stanno rendendo conto che non si può vivere di “gratta e vinci”, di sigarette elettroniche, di patatine fritte, di app o di chat. Il progresso tecnologico e il consumismo non producono la felicità, ma creano un vuoto interiore e generano solitudine, ansia e insoddisfazione».

Sorpresa

Racconta monsignor Pennisi: «Mi ha colpito un vescovo francese, invitato all’ultima assemblea della Cei, che ha detto che questo interessante fenomeno non è frutto della programmazione pastorale dell’episcopato francese, ma una sorpresa della libera grazia dello Spirito Santo. Charles Mercier, professore di storia contemporanea all’Università di Bordeaux, ha osservato che questi nuovi convertiti hanno una fede meno sentimentale di quelli di qualche decennio fa».

E hanno «un apprezzamento per la liturgia e un’adesione piuttosto ferma alla dottrina ortodossa». Ora si tratta di integrare questi giovani e adulti all’interno della Chiesa, che deve presentarsi non come una struttura burocratica fondata su una rigida programmazione pastorale, ma come una comunità viva dal volto materno in cui ognuno si senta a casa. Leone XIV che il 29 luglio dello scorso anno, all’inizio del Giubileo della Gioventù, aveva ricevuto oltre 500 catecumeni francesi, all’Institut Catholique incontra oggi i membri dell’assemblea ecclesiale della provincia ecclesiastica di Parigi, impegnata in un’iniziativa di stile sinodale dedicata all’accoglienza, all’accompagnamento e all’integrazione dei catecumeni e dei neofiti.

«Il Papa agostiniano nella Francia che fa parte della vecchia Europa propone ai giovani la figura di Agostino, che nella alla ricerca interiore della Verità, in un periodo in cui l’impero romano stava per dissolversi, da adulto ha ricevuto il battesimo ed ha trovato nella Chiesa cattolica la risposta alla sua inquietudine esistenziale», conclude monsignor Pennisi.

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