Andrea e Alberto. L’indagato e il condannato. Entrambi dalla giornata di oggi, lunedì 28 settembre, si aspettano qualcosa. Sempio, 38 anni, attende insieme ai componenti del suo pool difensivo di scoprire quali sono gli ultimi atti della procura di Pavia contro di lui. Dal marzo del 2025 è finito di nuovo sotto inchiesta per l’omicidio di Chiara Poggi. La prima volta, nel 2017, era uscito con una archiviazione dopo un’indagine, oggi oggetto di inchiesta alla procura di Brescia per presunte anomalie e negligenze. La nuova indagine sul delitto di Garlasco della procura di Pavia, diretta dal procuratore Fabio Napoleone e dall’aggiunto Stefano Civardi, e dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, ha fatto finire Sempio al centro di una enorme attenzione mediatica. Non c’è giorno che il suo nome non venga pronunciato e la sua vita, attuale e quella di quando aveva 19 anni, non vengano vivisezionate nei salotti televisivi dei programmi d’approfondimento.
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Sempio e il lavoro perso
Il 38enne, amico del fratello di Chiara (Marco Poggi), è tornato a vivere a Garlasco a casa dei genitori, Giuseppe e Daniela, dopo avere lasciato l’appartamento che aveva in affitto a Voghera. Lo scorso agosto ha perso il lavoro. Non a causa dell’inchiesta: il negozio di telefonia dove era impiegato come commesso al centro commerciale di Montebello della Battaglia ha cambiato gestione. Nell’avvicendamento Sempio e gli altri tre dipendenti sono stati tutti lasciati a casa.
Negli ultimi mesi si è concentrato sulla sua difesa. Tra incontri in studio con gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, l’amica di gioventù con la quale ha avuto anche una fugace relazione sentimentale nel 2014, e visite a Roma nel laboratorio Genona, in cui è stato sottoposto ai test dei suoi consulenti tecnici. Tra loro la genetista Marina Baldi e il criminologo ed esperto in scene del crimine Armando Palmegiani, passato al settore privato dopo una lunga carriera nella polizia di Stato.
Stasi e l’istanza di revisione
Anche Alberto Stasi, 43 anni, dalla nuova chiusura delle indagini preliminari a carico di Sempio spera di ottenere nuovi elementi che possano in qualche modo favorire la sua istanza di revisione, su cui da mesi sono al lavoro gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis. Anche la vita dell’ex studente della Bocconi è cambiata in questo anno e mezzo. Il primo mese, dopo la deflagrazione della notizia della nuova inchiesta, l’ha vissuto quando era ancora nel carcere di Bollate, dove era entrato nel dicembre 2015 dopo che la Cassazione lo aveva condannato in via definitiva come l’unico autore dell’omicidio della fidanzata. Contro di lui “pesano” i sette indizi di colpevolezza individuati dai giudici dell’appello bis, confermati dai supremi giudici: la conoscenza della vittima, versioni discordanti sul ritrovamento del cadavere e l’assenza di sangue sulle scarpe con cui si presentò dai carabinieri, la mancata menzione di una bicicletta da donna corrispondente alla macro descrizione fornita da una testimone, il dna di Chiara sui pedali dell’altra bicicletta Umberto Dei Milano, le due impronte dell’anulare destro isolate sul dispenser del sapone nel bagno e l’assenza di un alibi di ferro. Tutti elementi messi in discussione dalla ricostruzione alternativa dei nuovi pm di Pavia e dalla sua difesa.
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L’uscita dal carcere
Ad aprile 2025 ha ottenuto dalla Sorveglianza di Milano il regime di semilibertà. Usciva di mattina dalla casa di reclusione alle porte del capoluogo lombardo per venire a lavorare in centro a Milano e rientrava nella struttura in serata per trascorrere la notte in cella.
A sorpresa, a giugno scorso, i giudici hanno accolto l’istanza dei legali di concedere a Stasi il differimento della detenzione in carcere nell’affidamento in prova. La mattina del 13 giugno il 43enne ha varcato per l’ultima volta l’uscita del penitenziario. Va ricordato che il «biondino dagli occhi di ghiaccio» sta ancora scontando l’ultima parte della condanna a 16 anni di reclusione.
Vive in un appartamento nell’hinterland di Milano e ha l’obbligo di non lasciare la Lombardia. L’obiettivo, per lui, è di riuscire a far ribaltare quel verdetto di colpevolezza definitivo, arrivato dopo due iniziali assoluzioni, dalla Corte d’appello di Brescia in un processo di revisione. Essere riabilitato dopo essersi sempre professato innocente dal 2007 ad oggi.
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