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Caso Regeni, oggi la sentenza. L’avvocato dei genitori: “Tajani da Al Sisi? Non ci riguarda”

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A oltre dieci anni dal sequestro, dalle torture e dall’omicidio di Giulio Regeni, dopo le indagini sulla morte del ricercatore friulano che la procura di Roma ha portato avanti nonostante i depistaggi e le mancate risposte del Cairo, e un lungo iter per arrivare al processo, oggi i giudici della Prima Corte di Assise di Roma emetteranno la sentenza. Imputati, assenti, sono quattro 007 egiziani per i quali il procuratore aggiunto di Roma Sergio Colaiocco ha chiesto un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di reclusione. Si tratta del generale Tariq Sabir, dei colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e del maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, accusati di sequestro di persona pluriaggravato, e quest’ultimo accusato anche di concorso in lesioni personali aggravate e concorso in omicidio aggravato.

La legale famiglia Regeni: “Tajani da Al Sisi? Non ci riguarda”

«Non ci ruguarda, perchè la nostra è una democrazia: c’è la separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione». Cosi l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, rispondendo a chi le chiedeva sulla recente visita del ministro degli Esteri, Antonio Tajani in Egitto con il presidente Al Sisi. All’esterno del tribunale di Roma, era presente anche la segretaria del Pd, Elly Schlein.

Avv. Ballerini: “Questo processo è per noi già una vittoria”

«In pochi avrebbero scommesso sul fatto che saremmo arrivati a un processo e poi a sentenza. Questa è già una vittoria, ma ovviamente non ci accontentiamo». Con queste parole l’avvocata Alessandra Ballerini, legale di parte civile dei genitori di Giulio Regeni, è arrivata questa mattina a piazzale Clodio, dove la Corte d’Assise di Roma emetterà la sentenza nel processo ai quattro 007 egiziani imputati per il sequestro e l’omicidio del ricercatore friulano. Accanto a Paola e Claudio Regeni e alla sorella Irene, la legale ha ripercorso i dieci anni trascorsi dalla scomparsa del giovane, rapito, torturato e ucciso al Cairo nel 2016. «Siamo qui oggi nonostante questo faticosissimo percorso a ostacoli, in salita. Grazie alla scorta mediatica e al popolo giallo», ha aggiunto. Ballerini ha poi accusato il regime egiziano di aver ostacolato il procedimento: «Tutto quello che il regime egiziano poteva mettere in campo per impedire questo processo lo ha fatto. Però questa famiglia è forte e resistente e se oggi i nostri diritti valgono un po’ di più è merito loro»

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