«I principi della dottrina sociale promuovono la non violenza, il diritto, il disarmo», mette subito in chiaro Leone XIV sul volo verso Roma. Il Papa cita «i pericoli che esistono nel mondo di oggi, compresi quelli provenienti da alcuni leader che ricominciano a parlare di armi nucleari e di guerre sempre più distruttive, mettendo così a rischio l’umanità. L’Europa non si illuda che la strada del riarmo conduca a un futuro di pace. Non è vero che chi si vendica è più forte di chi perdona. Non è vero che chi non cede è più forte di chi cerca la riconciliazione. Non è vero che chi se ne va sbattendo la porta è più forte di chi affronta lo sforzo di camminare insieme». Servono «multilateralismo e diritto internazionale per fermare la barbarie» che dilaga nei rapporti umani e tra gli Stati. In Europa è tornata l’«inutile strage», dice.
C’è una corsa a riarmarsi?
«Si continua sempre più a spendere in quella tremenda industria militare che già da tempo arricchisce enormemente pochi eletti. Cresce un’industria che promuove la guerra mentre con questi miliardi di euro o dollari si potrebbero risolvere problemi come la fame nel mondo, la mancanza di alloggi, la disoccupazione. Esiste per tutto un’alternativa che non sia aumentare la spesa in armi».
Pace, multilateralismo, ma anche accoglienza dei migranti.
«Accogliere una persona significa integrarla come nella propria famiglia, offrendole la possibilità di sviluppare i suoi talenti, le sue capacità e sensibilità di entrare nello spirito della casa che la accoglie».
Le armi rendono sicuri?
«No, al contrario non fanno altro che alimentare sempre più la tensione che potrebbe sfociare nello scoppio di un’altra guerra, un altro conflitto. Vediamo aumentare la violenza di quelle potenze che cercano sempre di imporsi con la forza invece di dialogare e promuovere negoziati per appianare le differenze che naturalmente esistono. Ciò ci rende sempre più certi di una guerra o di varie guerre, conflitti a cui contribuiamo nel mondo di oggi. Non è questione di essere politici o meno, ma di far sentire una voce che cerca di promuovere i valori della dignità umana, dell’importanza della vita, della possibilità di spendere di più in sanità e istruzione e meno in armi. La Chiesa ha la responsabilità di promuovere questi valori, invitando continuamente i leader, come quelli di Russia e Ucraina e di altri Paesi a venire, a sedersi, a dialogare, a cercare il modo per risolvere problemi senza continuare guerre che ormai non hanno più senso. Con questo spirito la Chiesa si fa sentire. Non possiamo obbligare, ma proseguiremo a unirci, a invitare, a proclamare sempre il Vangelo».
L’Ai andrà fuori controllo?
«Non sono in preda al panico, di notte dormo tranquillo. Ritengo tuttavia che le preoccupazioni sollevate da molti esperti del settore, specialisti in Ai, debbano essere prese sul serio. Non credo che si tratti di “fake news”, come alcuni hanno affermato per cercare di trarne un vantaggio, sia esso finanziario o di altro tipo. Oggi ho letto che il capo di Nvidia sostiene di aver trovato un modo per inserire nell’Intelligenza artificiale una sorta di barriera di sicurezza, se così si può dire, o dei limiti, in modo che non esca dai propri ambiti specifici causando i danni di cui si parla. Si tratta però dello stesso che sostiene che non dovrebbero esserci limiti né regolamentazioni governative. Questo è un problema di cui dobbiamo discutere. Continueremo a invitare i leader politici, i leader del settore dell’Ai, le organizzazioni sociali e le associazioni a riunirsi per esaminare ciò che sta già accadendo e ciò che potrebbe verificarsi in futuro. Dire semplicemente: “Non succederà” e chiudere gli occhi di fronte a tutto ciò, non è il modo più responsabile di affrontare la questione. La Santa Sede ha istituito una commissione su rischi e benefici: dialogo, studio e ricerca per garantire che l’Ai non distrugga l’umanità. Sono ottimista».
La sorprende l’ascesa di partiti estremisti come è accaduto in Germania? E i cattolici?
«Se ritroviamo il vero spirito missionario e il modo giusto di agire ci sono ancora moltissime persone in Germania che vogliono vivere e testimoniare la loro fede cristiana e cattolica. Quindi sono ottimista anche se riconosco i problemi. Riconosco le diverse cause che hanno colpito duramente la Chiesa cattolica in Germania, ma hanno colpito anche la Chiesa evangelica o protestante in modo molto duro, e hanno colpito la società tedesca più o meno allo stesso modo. Ma spero davvero di riuscire a raggiungere queste persone. Spero davvero di continuare a lavorare con i leader della Chiesa in Germania e di trovare modi per rispondere a questa situazione. Sarebbe interessante studiare e analizzare se e in che modo possa esserci una relazione, ad esempio, con la crescita di questi gruppi di estrema destra; e anche l’estrema destra si sta frammentando ora, come si vede, mentre allo stesso tempo si assiste a una certa combinazione di questi punti di vista di estrema destra con un particolare tipo di religione».
Teme che ciò dilaghi?
«Anche leader della Chiesa cattolica e di quella protestante hanno affermato che non si tratta di un’autentica espressione del cristianesimo. E ancora una volta, possiamo tornare ai valori del Vangelo, che non riguardano l’odio e la divisione, ma la comprensione, la compassione e l’accompagnamento. Spero profondamente che anche la Chiesa possa farne parte che si possano trovare modi per, se così si può dire, raggiungere la maggioranza delle persone di buona volontà che capiranno quanto sia importante il loro impegno, anche in termini di partecipazione ai processi politici, per consentire loro di compiere scelte chiare per il bene comune e non a favore di idee estremiste che forse causeranno danni ben più gravi di quanto siamo attualmente consapevoli. Ancora una volta, da parte nostra come Chiesa, la dottrina sociale della Chiesa parla, insegna e predica ciò che crediamo siano principi vitali».
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