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New Delhi, la protesta delle studentesse contro le violenze: “Non siamo noi a doverci limitare”

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Una 17enne violentata in un parco, un’altra su un autobus in movimento, il corpo di una 16enne ritrovato in un campo. Una sequenza di violenze sessuali contro ragazze e minorenni ha riportato in piazza centinaia di studentesse e studenti a Nuova Delhi, quattordici anni dopo il caso Nirbhaya che sconvolse l’India. Nei campus la rabbia ha trovato anche un simbolo provocatorio, lo stesso delle proteste degli scorsi mesi dei giovani della Generazione Z contro il governo di Narendra Modi: gli scarafaggi. Alcune studentesse hanno portato gli insetti alle manifestazioni per denunciare il paradosso di una città in cui persino uno scarafaggio può muoversi liberamente di notte, mentre alle donne viene continuamente consigliato di non uscire sole, evitare i parchi o rientrare presto. Il messaggio è che non devono essere le donne a limitare la propria libertà per proteggersi dalla violenza: sono gli spazi pubblici a dover diventare sicuri.

A far esplodere la mobilitazione è stato soprattutto quanto accaduto il 21 settembre all’Aastha Kunj Park, un’area verde di 142 acri nel sud-est di Delhi, a circa due chilometri dal Lady Shri Ram College for Women. Una ragazza stava festeggiando il suo diciassettesimo compleanno con un coetaneo quando tre uomini, fingendosi poliziotti, li avrebbero fermati, sottratto loro i telefoni e minacciati con armi e coltelli. La giovane ha denunciato di essere stata violentata dai tre. I sospetti, di 24, 30 e 31 anni, sono stati arrestati il giorno successivo.

New Delhi, India

 (afp)

Il 23 settembre circa 200 studenti, insieme ad alcuni docenti del Lady Shri Ram College, Miranda House, Gargi College, Ambedkar University e altri istituti, sono scesi in strada chiedendo maggiore sicurezza. Altre manifestazioni sono seguite nei campus e il 28 settembre centinaia di studenti, soprattutto donne e partecipanti queer, si sono riuniti alla Delhi University per quella che l’Indian Express ha descritto come la più grande delle tre proteste organizzate durante la settimana.

Le richieste vanno però oltre l’arresto dei responsabili. Gli studenti denunciano illuminazione insufficiente, mancanza di sorveglianza e zone considerate poco sicure intorno alle università. Proprio i controlli effettuati dopo la violenza di Aastha Kunj hanno fatto emergere diverse falle: all’interno del parco non c’erano telecamere di sorveglianza, alcune di quelle installate agli ingressi non funzionavano e una cabina delle guardie vicina al luogo dell’aggressione era priva di elettricità. Il parco conta inoltre 29 accessi. Nei giorni successivi la polizia ha ispezionato circa 1.500 parchi della capitale, verificando illuminazione, telecamere, recinzioni, guardie e punti bui.

Quello di Aastha Kunj non è un episodio isolato. Nell’arco di circa un mese le cronache hanno registrato almeno cinque casi di stupro che coinvolgono bambini o adolescenti a Delhi. Il 4 agosto una diciassettenne sarebbe stata violentata dal conducente e da un addetto di un autobus privato mentre il mezzo percorreva circa 47 chilometri tra Greater Noida e Delhi senza essere fermato. L’autobus aveva già accumulato 11 contravvenzioni, sette nel solo mese di luglio, e la telecamera di bordo prevista dalle norme non funzionava. In un altro caso, a Swaroop Nagar, il corpo di una sedicenne è stato ritrovato in un campo: secondo le indagini sarebbe stata violentata in gruppo e accoltellata.

È stata questa successione di episodi a spingere la Corte Suprema a intervenire di propria iniziativa. I giudici hanno parlato di un “fallimento sistemico” e chiesto di accertare le responsabilità delle autorità. Il problema, hanno osservato, non si esaurisce nell’individuazione dei responsabili delle violenze: bisogna capire perché parchi, autobus, strade e aree vicine a scuole e università possano trasformarsi in luoghi ad alto rischio per carenze di illuminazione, sorveglianza, pattugliamento e infrastrutture.

Il precedente inevitabile è quello di Nirbhaya, la giovane violentata su un autobus a Delhi nel dicembre 2012 e morta pochi giorni dopo. Fu un caso che sconvolse l’India, portò milioni di persone in strada e spinse il Paese a riformare profondamente la legislazione contro la violenza sessuale. La stessa Corte Suprema ha parlato oggi di un “doloroso parallelismo” con il caso della diciassettenne violentata sull’autobus lo scorso agosto. Quattordici anni dopo, i giudici vogliono verificare se le misure introdotte dopo Nirbhaya funzionino davvero.

I numeri sembrano dire il contrario. Secondo gli ultimi dati del National Crime Records Bureau, nel 2024 in India sono stati registrati 29.536 casi di stupro, quasi 81 al giorno. A Delhi sono stati 1.058, il numero più alto tra le grandi città indiane, anche se in calo rispetto ai 1.094 del 2023 e ai 1.212 del 2022. Le studentesse non chiedono soltanto più telecamere o più polizia. Chiedono di poter attraversare un parco, prendere un autobus o tornare a casa la sera senza che la prima misura di sicurezza sia rinunciare a farlo.

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