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Il Cervino è nudo. Le immagini della vetta senza neve nell’estate più calda

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Nudo. Il Cervino non ha un fiocco di neve e il suo piccolo manto candido, il “linceul”, nevaio perenne, non è più lenzuolo ma scialle. Fuso sotto il Sol leone nonostante sia a 4.000 metri. Due immagini a confronto, che circolano sui social, mostrano da chi le ha scattate (si firma “Johanns Alpenweer man”) l’enorme differenza a distanza di un solo anno. Le foto messe una accanto all’altra stanno facendo il giro del mondo per la Gran Becca, il Cervino, è un’icona, tanto da avere fratelli più o meno gemelli in ogni catena montuosa del globo, montagne che lo richiamano e che così diventano “il Cervino dell’Himalaya, delle Ande…”.

I due scatti mostrano due anomalie: la più evidente, dati i cambiamenti climatici, è quella dello scorso anno quando il Cervino aveva una spessa veste bianca. Cervinia (2.020 metri) aveva mezza spanna di neve fin dal 24 settembre, mentre in questi giorni le giornate sono ancora estive, sopra lo zero. La mezza spanna diventava mezzo metro sul ghiacciaio del Plateau Rosa, a 3.500 metri.

Lassù oggi il ghiaccio è grigio, increspato ed è ancora estate. Neve inattesa un anno fa, roccia nuda e dilavata oggi. I click di Johanns non lasciano spazio a interpretazioni diverse da una situazione di clima impazzito. Così come da sempre indicano i meteorologi: il cambiamento climatico si mostra con eventi di straordinaria forza, ondate di calore oltre i 40 gradi alternati a uragani, temporali devastanti, trombe d’aria. O, ancora, a piogge torrenziali e nevicate straordinarie. In più, tutto cambia all’improvviso. Le previsioni non lo indicano, ma non ci sarebbe da stupirsi se il Cervino di domani si presentasse all’alba vestito d’inverno.

La montagna è ambiente di eccessi naturali, ma da qualche anno il detto inascoltabile che indica “non ci sono più le mezze stagioni” è realtà. Soprattutto alle alte quote i confini tra estate e inverno si confondono con facilità. Proprio il Cervino è stato cornice a fine giugno di un inedito meteorologico: un temporale di forte intensità che si è rovesciato sulla vetta del Cervino che è a 4.478 metri. Motivo: lo zero termico era ben oltre i 5.000 metri. Anche in quell’occasione una fotografia ha fatto il giro del mondo. Mostrava una cascata d’acqua dal muso strapiombante della testa del Cervino sul versante Nord, cioè dove la neve e soprattutto il ghiaccio restano anche d’estate.

Il Cervino torna a sgretolarsi: crolla un’ampia porzione della parete sud

E quell’acqua si è infilata nelle fessure della roccia finendo dove mai era arrivata, cioè dove ci sono strati di permafrost. La fusione di quel gelo significa instabilità. Le montagne fragili di per sé lo diventano ancora di più perdendo coesione fra i loro strati di roccia. Il 29 settembre, fino a non molti anni fa, Cervinia aveva già una faccia invernale. La prima neve molto spesso scendeva già ad agosto, quando un temporale diceva che la stagione stava cambiando.

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