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Lucarelli, Picozzi e la trilogia podcast sulla criminalità

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Ci sono storie che non ti lasciano dormire la notte. Non perché fanno paura, ma perché ti costringono a farti domande scomode su chi siamo davvero, su cosa si nasconde nelle pieghe dell’animo umano, su quella linea sottile che separa il genio dal crimine, il fascino dall’orrore, la luce dall’ombra. È così che è nata questa trilogia — Il potere dell’inganno, Il potere dell’ostaggio, Il potere dell’ombra — tre stagioni di un podcast Audible Original che il mio partner in crime Massimo Picozzi e io stiamo costruendo insieme da ormai più di due anni. Un lavoro lungo e paziente, senza dubbio uno dei progetti più ambiziosi delle nostre carriere.

Voglio essere chiaro: questa trilogia si allontana deliberatamente dal crime thriller per esplorare i molti volti della criminalità e gli aspetti più oscuri dell’animo umano: l’inganno, la prigionia, lo spionaggio. Perché il male non indossa sempre la maschera che ci aspettiamo.

La prima stagione, Il potere dell’inganno, è già disponibile su Audible, e vi confesso che raccontarla è stato un piacere quasi colpevole. Venti episodi, venti storie di falsari, truffatori, ladri e impostori che hanno trasformato l’inganno in una forma d’arte. Pensate a Han van Meegeren, il pittore olandese che falsificava Vermeer così perfetti da venderli ai nazisti. Quando nel 1945 fu arrestato con l’accusa di collaborazionismo, per dimostrare di essere un falsario e non un traditore si mise a dipingere un Vermeer nella sua cella. Davanti agli occhi dei giudici. E da imputato divenne eroe nazionale.

Oppure pensate a Victor Lustig, l’uomo che riuscì a vendere la Torre Eiffel come ferro vecchio. Due volte. A due acquirenti diversi. E nessuno dei due andò alla polizia, per la vergogna di essere stato raggirato. O ancora Vincenzo Peruggia, l’imbianchino italiano emigrato a Parigi che il 21 agosto 1911 staccò la Gioconda dal muro del Louvre e se ne andò. La tenne nascosta per oltre due anni, convinto di restituirla alla patria. Fu arrestato quando cercò di venderla a un antiquario di Firenze. E poi Doris Payne, che per sei decenni ha rubato gioielli nelle gioiellerie più esclusive del mondo armata solo di fascino, eleganza e una conversazione brillante. Nessuna violenza, nessuna arma, nessuno scasso. Solo il potere puro dell’inganno.

Ecco, mentre raccontavamo queste storie, Massimo e io ci siamo accorti di una cosa: il nostro tono stava cambiando. Non eravamo indignati. Eravamo affascinati. E ci siamo chiesti: è lecito ammirare un criminale? È lecito provare una sorta di riluttante ammirazione per qualcuno che ha trasformato la truffa in un’opera d’arte? La risposta, naturalmente, è complicata. Ed è esattamente per questo che vale la pena raccontarla. Con la voce, soprattutto. Perché la voce non giudica, racconta. E lascia a chi ascolta la libertà di decidere cosa provare.

La seconda stagione, Il potere dell’ostaggio, arriva a novembre e sposta la lente in modo radicale. Dalla genialità del truffatore, passiamo alla dinamica di potere cruda e brutale tra rapitore e rapito. Dieci episodi che attraversano oltre 150 anni di sequestri, crisi con ostaggi e prigionia. E qui la voce diventa ancora più importante, perché queste sono storie che richiedono rispetto, misura, e allo stesso tempo la capacità di non distogliere lo sguardo — o meglio, l’orecchio.

Prendiamo Stoccolma, 1973: una rapina in banca, ostaggi chiusi in un caveau che finiscono per simpatizzare con il rapinatore e difenderlo dalla polizia. Nasce così quella che gli psichiatri chiameranno Sindrome di Stoccolma. E il suo specchio rovesciato: Lima, 1996, dove i guerriglieri del Tupac Amaru sviluppano empatia verso i loro ostaggi. Due paradossi psicologici che raccontano come funzioniamo sotto pressione estrema.

Ci sono poi le storie che sfidano la comprensione umana. Josef Fritzl, che in Austria imprigionò la propria figlia in un bunker sotterraneo per 24 anni. L’orrore di Beslan, dove nel 2004 terroristi ceceni presero in ostaggio oltre 1.100 persone in una scuola — la maggior parte bambini — e 334 di loro morirono. O la Dubrovka di Mosca, dove per liberare 900 ostaggi da un teatro occupato da 40 terroristi, le forze speciali russe usarono un gas sconosciuto che uccise 130 degli stessi ostaggi che doveva salvare.

Ma raccontiamo anche la luce che emerge dall’oscurità. Ingrid Betancourt, rapita dalle Farc nel 2002 e tenuta prigioniera nella giungla colombiana per sei anni, fu liberata nel 2008 grazie all’Operazione Jaque — un inganno geniale dei servizi segreti colombiani che si finsero cooperanti umanitari.

E poi c’è il terzo atto, a cui stiamo lavorando proprio in questo momento: Il potere dell’ombra, in arrivo nel 2027, dedicato al mondo delle spie e dei traditori. Mentre scrivo queste righe, Massimo e io siamo ancora immersi nelle ricerche, nelle discussioni, nelle registrazioni. È un cantiere aperto, e devo dire che dopo più di due anni passati a costruire questo universo narrativo insieme, la complicità tra noi è diventata qualcosa di raro. Non svelerò troppo ma posso dire questo: se l’inganno è un’arte e la prigionia è una lotta di potere, lo spionaggio è il teatro per eccellenza. Un mondo dove nulla è ciò che sembra, dove la lealtà è una moneta di scambio e il tradimento è una professione. L’ombra, del resto, è il luogo dove si nascondono le verità più pericolose.

Mi chiedono spesso perché Massimo e io abbiamo scelto queste storie e questo mezzo. Perché, nel bisogno di comprendere il male, abbiamo voluto raccontare i molti volti della criminalità, oltre l’estremo e il sensazionale. E perché il podcast è lo strumento perfetto: la voce crea intimità e lascia spazio all’immaginazione, più potente di qualsiasi immagine.

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it