Home Business Cristina Parodi: “Potevo diventare una tennista, ma ho scelto il giornalismo”

Cristina Parodi: “Potevo diventare una tennista, ma ho scelto il giornalismo”

0
2

L’infanzia passata a giocare nei giardinetti sotto casa, in piazza Mentana. E, poi, l’adolescenza da studentessa diligente al liceo classico Plana – «chiedete a mia mamma Laura, ero una bambina tranquilla» – e la carriera, parallela, di giovane promessa del tennis, che si dice abbia raggiunto il 400° posto nel ranking mondiale e che passava le giornate alla gloriosa Canottieri Tanaro. «Per me era casa, mi addolora sapere che non ci sia più: mi chiamavano tutti la Pantera Rosa per i miei completini da gioco». Cristina Parodi non si abbandona spesso alla nostalgia ma, quando ne vale la pena, sa parlare con affetto del suo passato. L’ha fatto sul suo profilo Instagram da 604 mila follower lo scorso 16 settembre, a vent’anni esatti dalla messa in onda della prima puntata di «Verissimo», con cui la giornalista alessandrina ha aperto la strada all’infotainment sulla televisione italiana. E lo ha fatto ieri a Palatium Vetus, ospite all’evento «La Stampa per voi», intervistata da Elena Masuelli: elegante, raffinata, luminosa.

Sullo sfondo le sue foto in bianco e nero di bambina in terza elementare, in fila con le compagne, grembiule ben stirato e la fascia tra i capelli («la portavo sempre»), poi quelle in campo, la racchetta stretta nel pugno. Ancora, la musica nei locali e la passione per Bob Dylan e Joan Baez, prima di scoprire i cantautori. Dopo il diploma, il bivio che le ha cambiato la vita. «Dovevo scegliere se diventare una giocatrice professionista di tennis, sport duro che mi ha insegnato il valore del sacrificio e della concentrazione, o se andare a studiare a Milano, dove mi aspettavano l’università, le amiche, una dimensione diversa che desideravo». Si sa com’è finita: la laurea in Lettere Moderne alla Cattolica, il debutto nelle televisioni locali da cronista sportiva, quindi il salto definitivo. Alle 13 del 13 gennaio 1992 c’era lei seduta dietro la scrivania della prima edizione del Tg5, che sarebbe poi arrivato a sfidare in un continuo testa a testa di ascolti e di prestigio l’ammiraglia del Tg1 Rai. Dopo nove anni, un altro salto nel vuoto con il programma «Verissimo». «Avrei potuto restare per sempre al tg ma sono curiosa di natura, ho voglia di cambiare – ha raccontato –. Mentana mi disse: se vai non tornerai al telegiornale. E invece, dopo anni di ascolti da capogiro e di grande popolarità, ci riapprodai chiamata da Carlo Rossella che aveva bisogno di un volto noto per rilanciare la testata». Poi ancora una svolta, una sfida nuova da affrontare, col passaggio in Rai a «La vita in diretta».

Oggi, Parodi gioca il terzo tempo della sua vita e della sua carriera. Fedele alla sua indole poco incline all’abitudine, coraggiosa, pronta a sperimentare. Stanca della Tv, ha lasciato spazio a un’altra delle sue grandi passioni: la moda. Nel 2020 ha lanciato il marchio di abbigliamento «Crida», fondato con l’amica Daniela Palazzi, «anche se non è facile fare impresa a più di 50 anni». «Presentammo la prima collezione pochi giorni prima del lockdown – ha raccontato alla platea di Palatium Vetus –: fu dura per un’azienda senza grandi capitali alle spalle. Eppure quanto facciamo piace e Crida è ancora qui».

In parallelo porta avanti, con intelligenza e toni garbati, anche la sua pagina Instagram, una sorta di manifesto di un’attitudine all’eleganza che è sempre stata la sua cifra. «E senza abbandonare il taglio giornalistico» ha sottolineato Masuelli. Ha creato due format diventati iconici: «7 piani», con una serie di interviste a personaggi famosi nel corso di un viaggio in un immaginario ascensore («lo abbiamo ricostruito davvero in studio»), e la rubrica «Sorsi di Stile», in cui, puntata dopo puntata, svela storie, segreti, retroscena del mondo «fashion»: dall’origine della jumpsuit ai pantaloni Capri.

Parodi, insieme alla sorella minore Benedetta e al fratello maggiore Roberto, è diventata il «volto pop» di Alessandria. Accanto a Eco, Gelindo e Rattazzi, padri nobili di alessandrinità, sono loro a mantenere accesi i riflettori sulla città: ne parlano con il cuore e, come ha sottolineato il sindaco Abonante «con orgoglio». Insieme si ritrovano nel casale di Carpeneto, nell’Ovadese. «È cuore, famiglia, un ricordo del mio adorato papà – ha ricordato Cristina –. Ogni volta che ci raduniamo a tavola, approfittando di Benedetta, è sempre un ritorno a casa».

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it