Da sempre l’industria del caffè ha una certezza: i chicchi possono arrivare solo dalla Coffee Belt, la cintura del caffè, che abbraccia il mondo tra un tropico e l’altro. Dal Brasile all’Etiopia, dal Vietnam alla Colombia. Servono caldo e umidità. Negli ultimi anni, però, c’è un nuovo punto da aggiungere alla mappa, molto fuori da queste geografie: Palermo. Dove la famiglia Morettino coltiva il primo caffè nativo italiano e uno dei più a Nord del globo. Come è possibile? C’entra, come spesso accade il cambiamento climatico.
A San Lorenzo ai Colli, vicino al parco della Favorita, la famiglia Morettino coltiva caffè su due ettari di terreno (uno spazio ancora piccolo, circa tre campi da calcio). «Raccogliamo cento chili di drupe all’anno, le bacche del caffè», racconta Andrea Morettino, quarta generazione dell’azienda di famiglia che produce caffè fin dal 1920 (con chicchi, ovviamente, importati). Calcoli alla mano, quei 100 chili raccolti a Palermo sono poco più di 15 chili di chicchi tostati. Sono troppo pochi per la vendita, ma talvolta si possono assaggiare gratuitamente nel Morettino Lab, il locale di famiglia a Palermo (appena insignito, tra l’altro, di tre tazzine del Gambero Rosso).
IL CASO
Il libro sul clima finisce in Parlamento. Geologi e presidi: “Non ha fondamento”
LAURA BERLINGHIERI
Tutto comincia oltre quarant’anni fa, quando Arturo Morettino, padre di Andrea, torna da un viaggio in Guatemala. «Rimase colpito dalla facilità con cui crescevano le piante e volle riprovarci in Sicilia. Negli Anni Novanta, grazie ai semi donati dall’Orto Botanico di Palermo, abbiamo messo a dimora una sessantina di piante di Arabica». Per decenni crescono con fatica, in condizioni climatiche poco favorevoli. «L’idea è nata come una curiosità», ricorda Andrea Morettino.
Sarebbe rimasta tale, poi le temperature sono aumentate. «Tutto è cambiato negli ultimi sei anni, il caldo è stato da zone tropicali». Palermo si è ritrovata con un clima da Coffee Belt. «Il 2021 è stato impressionante, fino a quel momento era impensabile fare raccolti del genere». Quell’anno la famiglia raccoglie trenta chili di drupe. Nel 2022 diventano cinquanta, nel 2023 settanta.
SCIENZA
Quanto ci ammaliamo per colpa del clima? Uno studio di Università e Città della salute di Torino

Le bacche vengono raccolte a mano, lavorate, lasciate fermentare ed essiccare, quindi tostate. «Ogni anno facciamo una sorta di vivaio per coltivare nuove piantine e far crescere la piantagione». Il progetto coinvolge l’Orto Botanico e il Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e forestali dell’Università di Palermo. «Sono processi lunghi, con un approccio scientifico e sperimentale», continua Morettino. Ma la speranza è arrivare un giorno a commercializzare il primo «specialty coffee nativo italiano».
E il sapore? «Abbiamo chiamato degli esperti di gusto del caffè. Secondo loro, oltre ai classici sapori riconducibili all’Arabica, il nostro caffè ha note che ricordano il territorio siciliano: fiori bianchi, zagara e uva passa». Le analisi dell’università hanno riscontrato, poi, «componenti bioattive e nutrizionali paragonabili a quelle dei caffè delle aree tropicali».
Se la Sicilia diventa terra fertile per il caffè (ma anche avocado e altri frutti tropicali) «grazie» al cambiamento climatico, altrove i problemi aumentano. Nelle grandi regioni produttrici di caffè le temperature elevate e le piogge irregolari compromettono i raccolti.

Secondo uno studio dell’Università di Zurigo, entro il 2050 le aree a massima idoneità per l’Arabica potrebbero ridursi di oltre la metà. Raccolti incerti si riflettono sulle quotazioni internazionali, mentre i trasporti devono fare i conti anche con le difficoltà delle rotte attraverso il Mar Rosso e il Canale di Panama. Il caffè è diventato così una cartina al tornasole degli equilibri climatici e geopolitici del Pianeta.
A Palermo, intanto, la famiglia Morettino continua a studiare clima e piante. E a coltivare un sogno che viene da lontano. Nel 1905 i giardinieri dell’Orto Botanico provarono a coltivare 25 piante di caffè all’aperto. L’inverno a meno tre gradi le gelò. Ci riprovarono nel 1911, e di nuovo il freddo uccise le piante. Capirono che la Sicilia non era terra di caffè. Cent’anni dopo, in un mondo caratterizzato da un clima completamente cambiato, abbiamo prova del contrario. Il motivo ci deve far riflettere.
El Niño e cambiamento climatico: la combinazione spaventosa spiegata dallo scienziato dell’Imperial College

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it










