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Perché Trump ha bisogno del gasolio europeo: negli Usa scorte ai minimi e prezzi record

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WASHINGTON. In politica estera e nell’economia globale, i ruoli possono invertirsi nell’arco di poche settimane. Per anni Washington ha rimproverato all’Unione Europea la propria vulnerabilità energetica, invitando i governi del Vecchio Continente a garantire una maggiore indipendenza strategica. Oggi la situazione appare capovolta.
Un breve annuncio, affidato da Donald Trump al suo network Truth Social, ha riacceso i riflettori su una crisi energetica latente negli Stati Uniti: «L’Europa ha appena accettato di rilasciare un’enorme quantità delle sue abbondanti scorte di gasolio. Il processo inizierà immediatamente. Grazie per l’attenzione!».

Dietro i toni trionfalistici e la consueta narrazione dell’efficacia negoziale della sua amministrazione, il post di The Donald rivela una profonda fragilità strutturale della prima economia mondiale.
Negli Stati Uniti il mercato del distillato medio — e in particolare del diesel — è da tempo sotto pressione. Le scorte statunitensi sono scese ben al di sotto della soglia psicologica e di sicurezza di 100 milioni di barili, raggiungendo i livelli più bassi degli ultimi decenni per questo periodo dell’anno. Le cause della carenza americana sono molteplici. Da un lato, la capacità di raffinazione statunitense non si è mai del tutto ripresa dalle chiusure degli impianti durante la pandemia e dalla transizione verso carburanti ecologici. D’altro canto, i recenti shock alle catene di approvvigionamento globali e le tensioni geopolitiche internazionali – dall’Iran all’Ucraina – hanno provocato impennate improvvise dei prezzi del greggio, che si sono riflesse direttamente sulle quotazioni dei distillati.
Negli USA il diesel non è semplicemente un carburante per automobili private: è la linfa vitale dei trasporti su gomma, della logistica ferroviaria, dei macchinari agricoli per la mietitura e dell’industria pesante. Il conseguente balzo dei prezzi alle pompe — con picchi record che toccano le imprese e i consumatori — ha provocato una fiammata inflazionistica che rischia di rallentare la crescita economica e che sta compromettendo il sostegno degli elettori al tycoon e al Partito Repubblicano.
Di fatto, sia la Casa Bianca che i repubblicani del Congresso sono sotto pressione in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre: secondo un sondaggio AP-NORC, il gradimento del presidente per la gestione dell’economia ha toccato un nuovo minimo, mentre la guerra con l’Iran e le sue battaglie commerciali hanno fatto lievitare i prezzi del petrolio e di altri beni negli Stati Uniti.
I prezzi del carburante negli USA sono saliti vertiginosamente durante gli otto mesi di conflitto, un costo che Trump ha più volte definito giustificato pur di impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari. Venerdì, secondo l’American Automobile Association (AAA), il prezzo medio nazionale per un gallone di diesel negli Stati Uniti si attestava a 6,37 dollari, dopo aver raggiunto il record di 6,52 dollari il 22 settembre.
Per evitare misure drastiche come la sospensione o il divieto di esportazione dei prodotti raffinati statunitensi — opzione che evocherebbe uno scenario protezionistico fortemente osteggiato dai partner internazionali, sebbene sia stata richiesta a gran voce da molti conservatori statunitensi — la Casa Bianca ha quindi virato sulla pressione diplomatica ed economica sui partner storici. L’Europa si è trovata, perciò, al centro della richiesta americana. A differenza degli USA, i Paesi UE hanno mantenuto riserve strategiche d’emergenza particolarmente consistenti, create per legge per coprire almeno 90 giorni di importazioni nette nell’eventualità di uno shock sui mercati. Per Trump, convincere le capitali europee a mettere sul mercato parte di queste riserve strategiche ha avuto un duplice obiettivo: abbassare le quotazioni mondiali del distillato, aumentando l’offerta, e consentire agli acquirenti americani di importare carburante europeo senza prosciugare ulteriormente le riserve interne.
Il messaggio su Truth dimostra, in poche parole, che la transizione e la sicurezza energetica non sono più soltanto capitoli di bilancio, ma snodi critici della geopolitica globale. Resta ora da verificare in che misura ed entro quali tempi la decisione annunciata dal presidente americano e dai leader europei si tradurrà in un effettivo afflusso di barili sul mercato e se questo basterà a calmierare stabilmente i prezzi alle pompe statunitensi. Nel frattempo, Trump ha dato il via a quella che ha definito una maratona di comizi della durata di 32 giorni per cercare di rafforzare le possibilità del suo partito di mantenere il controllo della Camera e del Senato statunitensi in vista delle elezioni di novembre. Gli ultimi sondaggi rivelano che il rischio di perdere entrambe le camere è elevatissimo. Il presidente è sempre più frustrato da ciò che percepisce come un divario tra i risultati ottenuti e la percezione che l’opinione pubblica ha del suo operato. Questa settimana si è assegnato una valutazione di “A+” per la gestione dell’economia, pur ammettendo che «la nostra attività di promozione è estremamente carente».


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