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Spie al soldo di Mosca, il piano per infiltrarsi in Italia: il mistero dei badge del Senato

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Un americano in pensione che si dice tenga conferenze nella Capitale e lavori per l’ambasciatore, un altro che avrebbe contatti con i canadesi, un altro ancora «nominato da Trump, con un alto grado dell’aeronautica militare» a stelle e strisce: il sogno di Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, ex carabinieri a lungo nell’intelligence e poi accusati di tradimento per aver venduto informazioni sensibili ai russi, era di creare una rete internazionale di contatti. Il modo di operare? Blandire personaggi ritenuti chiave, ottenere indiscrezioni, rivenderle.

«Chi è addetto ai lavori, certe cose le sa», dicevano al telefono, intercettati dai carabinieri del Ros, nel tentativo di procacciare notizie sulla strategia nazionale militare, sull’approvvigionamento di carburante, sulle risorse energetiche e sulle posizioni politiche riguardo alle sanzioni. «Bisogna contattare quel generale…quell’altro colonnello viene a Roma spesso, adora la cucina thailandese. Vedrò di portarlo a pranzo», sono le conversazioni riportate negli atti delle indagini che La Stampa ha avuto modo di visionare. Cercavano di creare relazioni, procacciare informazioni: dopo una vita dedicata alle attività di spionaggio e controspionaggio, a servizio della sicurezza del Paese, sono finiti indagati per spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici. Avrebbero venduto al Cremlino notizie riservate in cambio di pacchetti di circa cinquemila euro. Ad ingaggiarli lo 007 russo Mikhail Vasilyevich Astakhov, poi espulso, che lavorava all’ambasciata di Mosca nella Capitale e si muoveva sicuro delle garanzie e dei contatti assicurati dallo status di diplomatico. Le manovre delle spie sono state svelate da un’inchiesta della procura di Roma, diretta da Francesco Lo Voi, che vede tra gli indagati anche quattro militari del mondo cyber della Difesa, Davide Piantanida, Giuseppe Tempesta, Gianluca Nardella, Antonio Guerra e Sergio Romeo.

L’indagine, condotta dal pubblico ministero Lucia Lotti, racconta di informazioni top secret vendute a uno stato estero. Non solo. Piras e Di Pasquale avevano un sogno: «Creare una simulata società di consulenza che avrebbe dovuto svolgere attività di spionaggio». Chissà, forse su esempio delle centrali di spionaggio Equalize e Squadra Fiore (poi smantellate dalle indagini).

I militari infedeli, monitorati dai carabinieri del Ros, vendevano indicazioni sugli acquisti di armi nella Nato, sui sistemi di armamento e sugli aiuti dell’Italia all’Ucraina. Secondo le accuse, poi, avrebbero rivelato l’identità di alcuni agenti impegnati nelle attività di controspionaggio italiano, esponendo così personale operativo che lavorava su dossier particolarmente sensibili. La guerra ibrida di Mosca funziona così: punta a informazioni riservatissime non solo per analizzare e osservare la politica, ma anche per influenzarla.

Ogni stratagemma era utile per ottenere indiscrezioni, dossier, numeri, nomi. E accessi ai palazzi del potere. Ed è quanto emerge dal materiale sequestrato dagli investigatori a casa degli indagati ed appuntato nelle carte dell’inchiesta. Cellulari, sim usa e getta e documenti. A decine.

Nell’abitazione di Nardella, «in un’anfora nel soggiorno», era stata nascosta la tessera sanitaria di una donna di sessant’anni, insieme alla carta d’identità di un ventiquattrenne. Nell’armadio della camera da letto, invece, è stata trovata la tessera del Senato di una dipendente del gruppo parlamentare Pd. L’assistente parlamentare aveva lavorato al fianco di politici che hanno condannato duramente l’invasione Russa in Ucraina e che sono parte della delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato. In quel cassetto è stata anche trovata anche una carta d’identità provvisoria, emessa dal Ministero degli Esteri e scaduta nel 2020, a nome di un collaboratore di nazionalità nigeriana della Fao. Tra le persone monitorate c’è anche un ingegnere che collabora con l’Università di Tor Vergata e in particolare con il Centro Europeo per la Medicina dei Disastri.
Documenti probabilmente rubati, su cui la procura ha acceso un faro. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire la rete degli 007 infedeli: quali accessi sono riusciti a scardinare e quali informazioni hanno svenduto.

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