Ottima dottoressa Corbi,
nella sua lettera di risposta di domenica 27 settembre nella sostanza condivisibile c’è un aspetto che lei soprassiede e cioè il silenzio di quella donna, il ghosting quanto meno parziale una volta che ha deciso di interrompere la storia col signore sofferente che le ha scritto. Addirittura ventila la possibilità, esaurito il lutto, “di essere amico di questa donna”. Ma, mi perdoni, come si può diventare amici di una persona che non ti dice il perché ti ha mollato dopo che c’è stato qualcosa di importante? Anche una bugia: che so, devo occuparmi della mia mamma molto malata, non è scattato in me una cosa che non so bene cos’è ma guai se non scatta eccetera. Un perché quale che sia senza il quale siamo nel territorio della maleducazione, andiamo sotto il minimo sindacale.
L’amore è cieco ma davanti ad un comportamento cafone uno deve anche, oltre a tutto il resto che lei saggiamente consiglia al signore, farsi qualche sana domanda su chi fosse, stracciati i veli della passione, quella donna…
La saluto cordialmente
Giuseppe F.
Cara Maria,
la lettera di domenica scorsa mi ha molto colpito per il dolore sincero e profondo di un uomo che è stato mollato da una donna senza un perché, tradito nel progetto che doveva essere comune. Lei secondo me non ha colto quanto la sua condizione sia penosa e mi scusi se mi permetto, ma ha commentato il tutto con la stessa facilità con cui la sua fidanzata lo ha lasciato. Ho percepito nelle sue parole un giudizio con il sottotitolo “quanto la stai facendo lunga”. Lei signora Corbi è mai stata lasciata senza una spiegazione? A se stessa direbbe le stesse parole che ha riservato al suo lettore? Non credo. Gli uomini soffrono nello stesso modo delle donne. Dite di volere maschi capaci di empatia e sensibilità e poi quando si svelano non li apprezzate. Io ad esempio non mi sono mai ripreso dalla fine della storia con una mia collega molti anni fa e rivendico questa perseveranza.
Cordialità
Luca
Gentile Maria,
sono un attento e appassionato lettore della sua rubrica dove cerco il punto di vista femminile che spesso mi sfugge. E mentre di solito faccio tesoro dei suoi commenti, come fossero una lezione sentimentale in tempo di parità, questa volta dissento. Quando si tratta di una donna ha licenza di soffrire come e quanto vuole, ma se il protagonista è un uomo allora sta esagerando e forse è anche un po’matto. Non le sembra che questa sia discriminazione? la sofferenza in amore è democratica e riguarda tutti. Se si è capaci di andare oltre con leggerezza (termine che lei usa troppo spesso) allora significa che non è stato un amore ma una semplice relazione affettuosa e sessuale. Quando si ama si soffre come cani, ci si convince che niente sarà più come prima. Un dolore fisico oltre che emotivo che solo il tempo può mitigare a volte senza riuscire a cancellarlo.
Grazie dell’attenzione
Luigi
Risposta
Carissimi lettori,
mi avete scritto in tanti (quasi tutti maschi) per evidenziare come la mia risposta non sia stata abbastanza comprensiva rispetto al tema e al dolore che mi confidava M. Mi sono riletta e non sono d’accordo, quello che non ho fatto è condividere il suo voler rimanere fermo in attesa del miracolo, ossia del ritorno di lei. Questa è la mia idea e il mio atteggiamento nella vita, guardare oltre cercando di farlo con leggerezza (parola che rivendico come necessaria) o anche senza. Perché non abbiamo alternative e allora occorre mettersi nelle condizioni di assecondare la marea, come nello tsunami, quando ti dicono che non devi scappare dall’onda ma cavalcarla. Non è una teoria, non è superficialità, questa è pratica (sì, sono stata lasciata) ed è vita. Non abbiamo alternative rispetto alle cose che ci accadono di negativo e sulla tastiera umana esiste solo il tasto “forward”.
Gli esperti ti spiegano che gli errori, le sconfitte, le delusioni, sono delle lezioni, esse stesse terapia perché significano un’azione, il mettersi in gioco. Chi non soffre, nemmeno gioisce. Vegeta. Io non penso nemmeno questo, sono più cinica, più realista e, ripeto, credo che il pensiero che ci debba accompagnare nei momenti bui, quando un ostacolo ci sbarra la strada sia: non abbiamo alternative se non lasciare andare le speranze tradite e andare avanti.
Cambiare fa paura, la cosa più semplice sarebbe vivere sempre sulla stessa lunghezza d’onda, a costo di sacrifici e compromessi. La lettera di M. me lo ha fatto visualizzare come una persona non solo incapace di togliersi le catene, ma come uno che per paura che qualcuno le slacciasse se le stava assicurando ancora più strette. La sua fidanzata è stata una str…? Sì, lo è stata. Ma non si può rimanere attaccati a questo pensiero, al rancore. Rimuginare sul futuro insieme immaginato e poi perduto. L’invito è a vedere la vita come un susseguirsi di occasioni. Il detto “quando si chiude una porta si apre un portone”, è il pensiero positivo che ci deve accompagnare.
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