Non le piaceva la sua felicità. Le dava fastidio a tal punto da prenderla di mira e minacciare di aggredirla a calci e pugni. Tanta violenza solo per la sua spensieratezza, per il suo sorriso. La vittima è una ragazza di quindici anni che, un sabato pomeriggio come tanti altri, era insieme alla madre. Si trovavano su un autobus, stavano andando a fare un giro, quando una signora si è scagliata contro di loro. In particolare contro la giovane, perché la vedeva «felice». Un episodio che alla madre ha subito ricordato il caso di Stefano Leo. Era il 23 febbraio 2019. Leo, biellese di origine, quella mattina era uscito di casa per andare al lavoro: doveva raggiungere piazza Cln. Le cuffiette nelle orecchie, gli occhiali scuri, quell’aria felice che gliela si leggeva addosso. Il suo assassino l’aveva visto arrivare così, da una settantina metri, seduto su una panchina in Lungo Po Antonelli. L’ha ucciso, con una coltellata alla gola, proprio perché – ha dichiarato l’assassino – «aveva un’aria felice».
Cosa è successo sul bus
La giovane era dall’altra parte della città, era salita sull’autobus della linea 72. A raccontare cos’è successo è la madre, che era con lei: «Alla fermata successiva alla nostra, è salita sul bus una donna sulla cinquantina in grave stato confusionale, molto probabilmente sotto l’effetto di alcol e stupefacenti». Il mezzo pubblico in quel momento, ricorda la signora, «non era molto pieno e questa donna ci ha puntate fin da quando è salita». Spiega: «In particolare ha cominciato a manifestare un atteggiamento ostile e aggressivo prendendo di mira mia figlia e pronunciando verso di lei gravi parole, una ragazzina di 15 anni perché a suo dire vestita e pettinata bene e perché era “felice”».
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L’intervento dell’autista
L’autista dell’autobus si accorge di cosa stava succedendo. E si mette in mezzo, chiede alla donna di calmarsi. Ma, va avanti la madre della giovane, «nonostante l’autista l’abbia invitata più di una volta a smetterla, altrimenti l’avrebbe fatta scendere dall’autobus, questa signora ha continuato ad accanirsi, fino a minacciarci di colpirci a calci, pugni e anche di appiccarci fuoco pur di farci sparire da davanti a lei». Gli inviti del guidatore non sono serviti perché alla fine si è trovato costretto a farla «scendere dal mezzo, minacciando di chiamare le forze dell’ordine».
Una volta in strada, la signora avrebbe proseguito con le minacce alla ragazza anche fuori dall’autobus: «Ha continuato a tirare calci e a inveire contro di noi – va avanti la madre – e soprattutto, ancora una volta, contro mia figlia che non le aveva fatto nulla e non aveva risposto niente davanti a tutta quella violenza verbale».
Come il caso Leo
Da qui, il collegamento con il caso di Stefano Leo: «L’episodio vuole solo evidenziare come una tranquilla passeggiata di un sabato pomeriggio avrebbe potuto trasformarsi in una grave tragedia e di come l’alcolismo e la droga stiano diventando una piaga di questa società e non solo del quartiere». Ma anche «come una qualsiasi persona “apparentemente” felice e tranquilla, possa diventare bersaglio di un folle che vuole toglierle la vita perché lui non ne ha più una. Ricordo ancora la tragica fine di un ragazzo presso i Murazzi di Torino, ucciso dal suo carnefice solo perché, a suo dire, troppo felice».

La denuncia della mamma
La donna ha raccontato l’episodio a La Stampa e a Specchio dei tempi, chiedendo l’anonimato: «Ho voluto solo segnalare e spero che quanto accaduto a noi non capiti ad altre persone. Abbiamo vissuto degli attimi davvero difficili, siamo ancora scosse». Ha segnalato l’accaduto anche alla Circoscrizione 5, scrivendo alla consigliera Carmela Ventra: «Un abbraccio a lei e sua figlia. Nessuna quindicenne dovrebbe avere paura semplicemente perché sta tornando a casa o sta facendo una passeggiata con la propria mamma».
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