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Ha perseguitato i vicini per anni, “non riuscivamo neanche a dormire”. Chiesti 10 mesi per stalking

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La giurisprudenza lo chiama stalking condominiale. Accade quando qualcuno perseguita i propri vicini tanto da farli vivere in un costante stato di ansia e costringendoli a cambiare le abitudini quotidiane. Secondo la pm Anna Maria Clemente, una donna monregalese ha «ottenuto» tutto quello che la legge prevede perché si possa parlare del reato: la famiglia di vicini che avrebbe stalkerizzato ha raccontato di non riuscire nemmeno più a dormire la notte e di avere smesso di invitare amici o parenti a casa per paura di ritorsioni. La rappresentante dell’accusa ha chiesto che l’imputata sia condannata a 10 mesi di reclusione. L’avvocato Enrico Martinetti, con cui la famiglia è costituita parte civile, ha chiesto un risarcimento dei danni.

Rancore e dispetti

È arrivata così alla discussione finale una vicenda fatta, secondo la Procura, «di rancore e dispetti iniziati dopo l’arrivo della donna nel condominio, nel 2021». «Un desiderio di rivalsa», lo ha definito la pm, ricordando come i testimoni abbiano confermato la lunga serie di diverbi e i tentativi, rimasti senza esito, di trovare un accordo per la pacifica convivenza.

Le angherie ai figli

Tra gli episodi richiamati in aula quello del marzo 2021, quando la donna avrebbe colpito ripetutamente la porta dei vicini, in un crescendo che avrebbe spaventato la famiglia. Ma particolare rilievo è stato dato alla vicenda che avrebbe coinvolto uno dei figli: uscito dal garage in motorino, avrebbe incontrato la vicina in auto e, secondo il racconto del padre, questa avrebbe inchiodato più volte durante il tragitto, apparentemente nel tentativo di provocare un tamponamento.

Una vita tormentata

La famiglia ha raccontato di essersi rivolta più volte ai carabinieri e di aver progressivamente cambiato il proprio modo di vivere. Meno uscite, niente amici o parenti invitati a casa, attenzione persino alle normali attività domestiche. «La situazione a casa non era più quel clima di tranquillità che dovrebbe esserci».

La difesa

La difesa ha richiamato invece le ragioni delle lamentele della vicina, legate anche ai rumori provenienti dall’appartamento. In particolare, è stata ricordata la presenza in famiglia di una figlia con una grave disabilità, per la quale anche i rumori domestici possono rappresentare un problema. Una condizione, secondo la difesa, che avrebbe contribuito a spiegare l’origine dei contrasti.


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