L’abbiamo lasciato sull’altare del Centrale più importante del modo, l’abbiamo lasciato con la coppa più bella del mondo: un sorriso largo così, l’abbraccio con i genitori e la consapevolezza che il secondo titolo di fila vinto a Wimbledon gli schiudesse una seconda parte di stagione trionfale. E invece, “io mi fermo qui”: Jannik Sinner chiude il 2026 con due mesi abbondanti di anticipo, dei dolori del suo ginocchio non ne è venuto a capo nessuno, dotti medici e sapienti si sono alternati per rimettere in sesto il numero uno del mondo (lo è ancora, difficile però che lo possa essere anche a fine anno), ma hanno dovuto arrendersi. Niente Vienna, nè Parigi, ma soprattutto niente Atp Finals di Torino dove Jan non potrà difendere quel titolo vinto negli ultimi due anni.
Un pugno allo stomaco, ma in fondo nemmeno così inatteso: non si è mai vista la luce in fondo a quel tunnel imboccato dalla Volpe una volta fuori dai Doherty Gates londinesi. Troppi i rinvii, troppi i rientri mai annunciati e poi evaporati. Solo sperati. Troppi i dubbi che ogni allenamento sollevava per poter dire di essere finalmente guarito. Da che cosa non si ancora bene, in effetti non si sa proprio, ma qui si entra nella sfera privata, un muro intorno a chiunque, figuriamoci quando si tratta di un campione simile. Sono i giorni della preoccupazione più che della delusione per non vedere più Jannik in campo da qui a fine anno.
Il video con cui Sinner ha annunciato che tornerà non prima del 2027: devo pensare alla mia carriera
Torino, le Atp Finals, sono diventate negli anni il suo fortino inviolabile, ma fermarsi è un investimento sul futuro. Il tennis, quello giocato a velocità supersonica, per frequenze in campo e fuori con questa formula dei Master 1000 extra large non esattamente gradita ai giocatori, ha fatto più danni collaterali che altro: i Sincaraz hanno saltato una fetta importante di stagione a testa, i tornei del circuito sono andati in onda svuotati dei big e costellati da rinunce eccellenti. L’Atp dovrò farci sopra una serena riflessione, la soluzione non è portare i set a quattro game o abolire i cinque set, ma ai padroni del vapore deve essere scappata la frizione. Meglio rivedere e semmai correggere.
Per ora, titoli di coda. Non un altro trofeo, ma bandiera bianca: la alza Sinner, il cui motore si è inceppato sul più bello. Guardare la luna e non il dito, per noi affamati di Jannik non è facile, per lui è l’unico modo per garantirsi il futuro. I campioni ragionano così e lo diventano anche per questo.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it






