Chi si aspettava il contagio spagnolo del movimento per la casa o quello francese degli studenti in piazza per ottenere migliori condizioni degli edifici scolastici, dovrà fare i conti con agricoltori e autotrasportatori, privati da ieri del piccolo taglio delle accise (6 centesimi) sui prezzi dei carburanti e decisi a bloccare i principali snodi viari e autostradali sulle direttive Sud-Nord, ciò che in pochi giorni potrebbe paralizzare il Paese e rallentare le forniture di molti prodotti necessari. E non si esclude che nuove manifestazioni di studenti (qualcosa è già partito) e inquilini possano arrivare nei prossimi giorni.
Intanto la protesta è partita dalla Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio, ma è destinata ad estendersi verso il Settentrione, se non ci sarà un nuovo intervento del governo per calmierare i prezzi di benzina e gasolio. Gli agricoltori, che dichiarano di lavorare ormai in perdita, chiedono attenzione al ministro Lollobrigida, intento, sembra, già nella preparazione delle liste per le prossime elezioni, e distratto forse da questo dall’ordinaria (e non solo) amministrazione di sua competenza. Anche gli autotrasportatori si aspettano che il ministro dei Trasporti Salvini faccia qualcosa. La sensazione, tuttavia, è che il governo abbia ormai raschiato il fondo del barile e il ministro dell’Economia Giorgetti, in vista della definizione della legge di stabilità, e con il quadro sempre più critico che si sta delineando, non sia disponibile a fare nuove concessioni. Ma il quesito di fondo di chi protesta, a cui s’è subito unito il leader dei 5 stelle Conte, è: perché per armi e fabbisogno energetico i fondi alla fine si troveranno, mentre se si tratta di carburanti e trasporti non si riesce a fare lo stesso? Meloni, che non si aspettava questa improvvisa fiammata di protesta e teme che possa ulteriormente allargarsi, ha scritto di nuovo alla Presidente della Commissione Europea Von Der Leyen per sollecitare una risposta alla sua richiesta di flessibilità e nuovi fondi per complessivi 29 miliardi per far fronte alle necessità di famiglie e imprese alle prese con le conseguenze della crisi energetica. A luglio, dopo un rifiuto iniziale, la Presidente si era convinta ad accontentare la premier. Questo rende più complicata la trattativa che s’è riaperta adesso.
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