Le forti tensioni sui titoli di Stato e l’arrampicata dei rendimenti di questi ultimi giorni spaventa i mercati. Tra i piccoli risparmiatori torna la paura. A salire è anche lo spread dell’Italia che in poche sedute si è impennato raggiungendo quota 130 punti base, massimo da aprile 2022 toccato la scorsa settimana. Questa mattina il differenziale si colloca in area 112 punti, più basso dei giorni scorsi ma con il Btp a 10 anni che vede un rendimento a un soffio dal 4,7%.
Al centro dell’attenzione ci sono Usa e soprattutto Francia. Lo spread tra Oat, i decennali francesi e il Bund tedesco, questa mattina quotano a 141 punti base. Il decennale Usa, riferimento di tutto il mercato, è sopra quota 5,3%, un livello che non si vedeva dal 2002 e costringerà gli Usa a maggior deficit.
La tensione sui bond di questi giorni riportano alla memoria la crisi dei debiti sovrani del 2011. Gli operatori, tuttavia, sottolineano come il contesto attuale sia profondamente diverso: rispetto ad allora, le economie sono in crescita e il sistema bancario appare oggi più solido e meglio capitalizzato. Non solo. La Banca centrale europea oggi ha a sua disposizione bazooka anti spread come il Tpi (Transmission Protection Instrument), uno strumento varato nel 2022 da Francoforte per contrastare «ingiustificate e disordinate dinamiche di mercato» che possano mettere a rischio la trasmissione della politica monetaria, e non ancora mai usato. Ieri il governatore della Banca di Francia ha detto che la situazione non richiede l’intervento del Tpi Bce ma ha così segnalato la serietà della situazione.

Ma che cosa potrebbe riportare la calma sui mercati? «La risposta va differenziata a seconda dell’area geografica – spiega Gian Marco Salcioli, strategist di Assiom Forex -. Negli Stati Uniti, il mercato più importante al mondo per i bond, per ora il quadro sembra tenere: l’asta di ieri ha dato segnali positivi e, in assenza di indicatori chiari di un rallentamento dell’economia, è difficile immaginare un’inversione di tendenza accompagnata da forti vendite sui Treasury e sulle azioni americane».
In Europa, invece, i riflettori restano puntati sulla Francia, alle prese con forti tensioni sociali e politiche e con la sostenibilità del debito sempre più sotto osservazione. «È la terza volta, tuttavia, che la tensione si concentra su Parigi e, nei precedenti episodi, i timori si sono progressivamente ridimensionati anche grazie ai meccanismi che consentono di contenere la spesa pubblica, in qualche modo assimilabili all’esercizio provvisorio italiano – spiega l’esperto -. I mercati adesso si aspettano una manovra francese con un deficit inferiore al 5%».

A contribuire a raffreddare ulteriormente i mercati potrebbe essere anche un accordo sulla questione di Hormuz, con una riduzione delle tensioni geopolitiche e dei rischi legati all’approvvigionamento energetico.
I timori riguardano anche i Btp italiani. A differenza della crisi del 2011, questa volta l’Italia non è al centro delle tensioni, ma l’elevato debito pubblico continua a rappresentare un elemento di attenzione per gli operatori. Nel frattempo, i piccoli risparmiatori si sono trovati a fare i conti con il calo dei prezzi dei bond, che si traduce in una perdita in conto capitale qualora il titolo venga venduto prima della scadenza.
L’intervista
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«Nervi saldi – consiglia Salcioli -. Chi ha già titoli di Stato in portafoglio farebbe meglio a non vendere, perché trasformerebbe una perdita potenziale in una perdita certa. Se possibile, è preferibile attendere che le tensioni sui mercati si attenuino. In ogni caso va ricordato che questi strumenti vengono rimborsati al valore nominale a scadenza». Allo stesso tempo, gli operatori segnalano che i livelli attuali raggiunti sul mercato secondario dai Btp rappresentano un occasione interessante di ingresso. Insomma, la paura è in primo piano, ma all’orizzonte potrebbe esserci un’opportunità per chi ha un orizzonte di investimento di medio-lungo periodo e la capacità di sopportare eventuali ulteriori oscillazioni dei prezzi.
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