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Hormuz, un pizzo da 40 milioni a petroliera

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Grigori Aleksandrovich Potemkin, quello della corrazzata, nonché favorito di Caterina II di Russia, è passato alla storia più per la sua capacità di compiacere la zarina che per le imprese militari. Dopo la conquista della Crimea, strappata ai turchi nel 1783, allestì i famosi villaggi che portano il suo nome, finti insediamenti fatti di cartapesta, popolati da attori rubicondi e sorridenti che impersonavano pastori e artigiani. Caterina, in visita alla nuova provincia dell’impero, fu molto soddisfatta. La realtà era diversa, fatta di miseria e carestia. Ora un gigantesco villaggio Potemkin è stato allestito sulle acque limacciose del Golfo persico. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha ripetuto e ripetuto che Hormuz è riaperto, che il flusso di petrolio ha quasi raggiunto i livelli di prima della guerra. Donald Trump l’ha ribadito più volte, con il risultato di calmierare il corso del greggio sui mercati, foss’anche per qualche ora. La scenografia del palcoscenico è stata però stracciata ieri dal principale sito di informazione sui traffici marittimi, Kpler, una vera Bibbia di questi tempi.

È vero, ci sono state alcune settimane di flussi di petroliere più consistenti, anche se ancora lontani dalla situazione prebellica. Ma non perché la Marina statunitense controlli lo Stretto. I passaggi sono il risultato di una tariffa, che sarebbe meglio chiamare pizzo, pagata dagli armatori agli iraniani. Michelle Brohard, analista di punta di Kpler, lo ha quantificata, dopo conversazioni riservate con gli addetti ai lavori, nel 10-20 per cento del valore di ogni carico. Tradotto: una petroliera con 2 milioni di barili vale oggi circa 200 milioni di dollari, e il 20 per cento significa 40 milioni nella casse dei Pasdaran. Per nave. Un capitano, rimasto anonimo, ha raccontato che cosa significa passare senza pagare il pizzo, costeggiando di notte il lato omanita dello Stretto, a luci spente, con il transponder disattivato, i cellulari spenti, in silenzio, e l’incubo di un missile che all’improvviso sfonda la fiancata.

Questa è la scorta che riesce ad assicurare il Pentagono. Non può usare le unità di superficie, perché, come notano gli specialisti, per la prima volta dal 1853 non ci sono navi militari Usa nel Golfo persico. Usa con elicotteri e sistemi elettronici antidroni manovrati da Marines imbarcati. Ma non bastano. E il petrolio passa con il contagocce.


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