Intesa Sanpaolo ha reso pubblica, con il consenso della controparte, la lettera con cui Delfin si impegna a portare in adesione all’offerta pubblica di acquisto e scambio su Monte dei Paschi di Siena tutte le azioni dell’istituto senese in suo possesso. L’adesione dovrà avvenire entro l’ultimo giorno di borsa aperta anteriore alla chiusura del periodo previsto, a condizione che l’offerta non sia dichiarata decaduta e che, fino a quella data, non si verifichino «circostanze o eventi rilevanti che comportino o possano comportare, anche in prospettiva, effetti sostanzialmente pregiudizievoli sull’offerta o sull’attività o sulla situazione finanziaria, patrimoniale, economica o reddituale o sui corsi azionari dell’Emittente o dell’Offerente».
Il testo lascia aperto un solo scenario alternativo, legato all’eventualità di una proposta concorrente presentata da terzi. In quel caso Delfin sarà «libera di aderire». La lettera precisa comunque che, qualora quella proposta non si perfezionasse «per qualsiasi motivo», le azioni della holding «si considereranno automaticamente portate in adesione all’Opas» promossa da Intesa, che a quel punto «dovrà compiere ogni attività necessaria e opportuna a tal fine». L’accordo diffuso nella mattinata del 9 ottobre «rimarrà pienamente efficace, ai medesimi termini e condizioni della Lettera di Impegno, in caso di ulteriori rettifiche al rialzo o di modifiche all’offerta». Fa eccezione soltanto l’ipotesi in cui tali variazioni comportassero «una diminuzione del corrispettivo rettificato al di fuori dei casi già contemplati dal comunicato», in quella circostanza l’impegno verrebbe meno.
L’Operazione
Mps, il rilancio di Intesa fa ricchi i grandi soci: 665 milioni a Delfin, 513 a Caltagirone

La pubblicazione arriva cinque giorni dopo la scelta di Delfin di schierarsi apertamente con Intesa Sanpaolo. Domenica scorsa, infatti, il consiglio di amministrazione della holding della famiglia Del Vecchio aveva deciso di sostenere il progetto guidato da Carlo Messina, che riconosce 1,6 azioni e 1,25 euro in contanti per ogni titolo conferito. L’operazione – che in totale vale oltre 31,4 miliardi – comporterebbe per Delfin l’ingresso nel capitale di Intesa Sanpaolo per quasi il 4%, oltre a un incasso in contanti di 665 milioni di euro.

Per la holding litigiosa della famiglia Del Vecchio, che oggi è primo azionista di Mps con il 17,% delle quote, le posizioni si sarebbero ricomposte in consiglio attorno a quella che è stata descritta come un’ampia convergenza sul sostegno a Intesa, considerata anche un primo banco di prova per i futuri assetti di governance. Al cda straordinario del 4 ottobre, le riserve principali sarebbero state esposte dal presidente Francesco Milleri e dal consigliere Mario Notari, orientati invece a confermare l’appoggio a Lovaglio, sulla scia di quanto già avvenuto in aprile, quando un’assemblea molto tesa aveva rinnovato i vertici del Monte.
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