Approvata in via definitiva la legge elettorale, promulgata nella serata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al campo largo non resta che guardare alla Consulta. Dopo il passaggio del Quirinale con la pubblicazione del testo in Gazzetta, è questo il prossimo step della battaglia contro “il Melonellum”. E le contestazioni, elaborate insieme ad alcuni giuristi sono già pronte: si va dalla parità di genere alle sottoscrizioni fino al premio per il Senato. In un’ideale staffetta che si terrà lunedì alla Camera i parlamentari del Pd, M5s, Avs, Iv e +Europa consegneranno il testimone agli esponenti della società civile per proseguire l’opposizione sul terreno giurisdizionale. Un po’ come è avvenuto per la riforma della giustizia e il successivo referendum, spiegano alcuni parlamentari dem.
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Legge elettorale, ora il Melonellum: cosa cambia per gli italiani e come si voterà
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Ma l’ultimo via libera alla riforma mette in moto anche una serie di azioni pratiche, propedeutiche alla corsa verso le politiche 2027. Una tra tutte quella del M5s che tende la mano ai centristi di Alessandro Onorato con un’operazione fatta al Senato volta a bypassare la soglia delle 6 mila firme da raccogliere in ogni circoscrizione per potersi presentare. Questo la strategia messa in campo dai pentastellati: il senatore Luigi Nave lascia il gruppo del M5s (“la mia scelta – ha argomentato – è per servizio a democrazia e partecipazione”) e aderisce alla componente di Avs del gruppo misto di Palazzo Madama.
Il passaggio punta a creare, all’interno del misto, una nuova componente vicina al ‘Nuovo Psi’ di Enzo Maraio e al ‘Progetto civico Italia’ di Onorato, per consentire alla futura lista centrista di poter raccogliere ‘solo’ 1.500 firme. Nave “è e resta del M5s – chiariscono da Campo Marzio – si è solo fatto carico di una battaglia che riguarda tutto il Movimento”, “non una manovra di palazzo” ma di una mossa “contro una legge liberticida e antidemocratica”. «Avevamo rivolto un appello a tutte le forze del centrosinistra contro una norma palesemente incostituzionale, creata ad arte per impedire che ci presentassimo alle prossime elezioni», esultano Onorato e Maraio ringraziando la “sensibilità e attenzione di tutti”, ma riconoscendo a Giuseppe Conte la concretezza della sua risposta.
Anche il Pd, principale partito dell’opposizione, è pronto a prestare soccorso ai ‘piccoli’. “Credo che sia opportuno che il centrosinistra dia una mano” e “penso che ragionevolmente proveremo a dare una mano a coloro che vogliono contribuire a rafforzare un’alleanza di centrosinistra per cambiare il Paese”, spiega Chiara Gribaudo. Mentre Iv vuole stringere i rapporti con i Moderati di Giacomo Portas in vista della costruzione di “Casa Riformista”.
Resta il nodo dei tempi e dei modi delle primarie per scegliere il leader del centrosinistra, che l’ok alla riforma ha reso ancora più probabili. Per il M5s vanno fatte al più presto, “un attimo dopo” aver messo nero su bianco un programma unitario (Giuseppe Conte ha proposto di riunire il tavolo di coalizione intorno al 20 di questo mese) e prima della pronuncia della Consulta, che potrebbe arrivare fuori tempo massimo. Il Pd non ha troppa fretta, anche perché la segretaria Elly Schlein ha davanti a sé un’assemblea di partito delicata (il 18 ottobre), che potrebbe filare liscia come presentare qualche sorpresa: sul tavolo la discussione sulla prosecuzione del suo mandato e i rapporti con gli alleati.
Avs è proprio contraria all’idea delle primarie, propendendo per un leader terzo che faccia sintesi. Silvia Salis? «Si dicono tante cose – taglia corto lei -, non è cambiato niente da ieri e non posso commentare ogni giorno cose che non dico». E sul tema “Conte o Schlein” interviene anche Massimo D’Alema: «L’unica cosa che posso auspicare è che il centrosinistra trovi un’intesa e non produca divisioni che sarebbero utili soltanto a mantenere l’attuale assetto di potere».
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