Il babbo giocava a carte con il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, sull’aereo che riportava in Italia gli azzurri campioni del mondo nel 1982. Marco Zoff, figlio di Dino, bandiera della Juve e delle Nazionale, farà invece volare i jet del futuro. Vicepresidente dell’Unione Industriali e ad di Edgewing, società trinazionale che guida lo sviluppo industriale dei caccia di nuova generazione, indica nel capoluogo piemontese uno dei fulcri del Gcap, Global combat air programme, progetto con cui Italia, Uk e Giappone svilupperanno il nuovo sistema aereo da combattimento destinato a entrare in servizio dal 2035. «Torino è saldamente un terzo dell’architettura di questo progetto. Il programma è internazionale, si basa su un concetto di equal partnership ed equal investment. L’Italia vale un terzo e Torino è il laboratorio e il fulcro della parte italiana» spiega Zoff.
Caselle base della produzione
La sede torinese è la prima delle tre strutture nazionali previste dal programma. Le altre sorgeranno in Giappone e Uk, mentre il quartier generale sarà a Reading, vicino Londra. A Torino si concentreranno progettazione e ingegneria, mentre la produzione fisica per la parte italiana sarà a Caselle. Per Zoff, però, la partita riguarda tutta la filiera. «Questa è un’occasione per noi e per Torino, perché la città ha da sempre fornitori e partner di eccellenza assoluta nell’aerospazio, dalla meccanica all’elettromeccanica e sempre di più nel digitale. In programmi di questo tipo, per ogni persona e per ogni euro investito ce ne sono almeno due e mezzo che fluiscono nella catena di fornitura».
Non solo industria dell’auto
Il Gcap è ora nella fase di conceptual design. «A breve cominceremo ad aprire il discorso con i partner. Il fatto che un terzo del lavoro verrà fisicamente eseguito qui porterà di conseguenza una quota importante delle attività dei supplier in Italia, possibilmente anche molto vicina a questo centro». Un’occasione che arriva mentre Torino cerca da anni nuovi motori industriali oltre all’auto. «Io sono torinese di nascita, di formazione, di studi e di lavoro, quindi sono doppiamente felice, emozionato e orgoglioso di portare lavoro in questa città. Ma non è un’opportunità gratis: richiede eccellenza. Non ci sono pasti gratis. Se la catena di fornitura saprà dimostrare le capacità che mostra da decenni nell’aerospazio e nella difesa, credo possa essere un matrimonio straordinario». A pieno regime Edgewing Italia prevede circa mille addetti, ai quali se ne aggiungeranno oltre mille di Leonardo impegnati soprattutto tra Torino e Caselle, senza contare l’indotto.
Cos’è il nuovo velivolo
Ma chiamarlo semplicemente caccia, avverte Zoff, è riduttivo. «Questo programma è solo apparentemente un aereo. È un sistema di sistemi e per funzionare ha bisogno di una componente digitale fondamentale». Il velivolo sarà infatti collegato con sistemi pilotati e non pilotati e con i diversi domini operativi, dall’aria allo spazio fino al cyber. «Parliamo di tecnologie digitali, intelligenza artificiale, networking internazionale su reti sicure e capacità di fare ingegneria in real time su tre continenti diversi. Torino da questo punto di vista investe ed è al vertice italiano delle competenze».
Un’opportunità per giovani ingegneri
Zoff insiste anche sulle ricadute per i giovani. «Abbiamo assunto, formato e messo al lavoro centinaia di giovani ingegneri. Siamo un volano di tecnologia, sviluppo e occupazione ad alta qualificazione». E le innovazioni non resteranno confinate alla Difesa: «Meccanica, elettronica, elettromeccanica, digitale e Ai sono tecnologie di cui il Paese e la città hanno bisogno e che trovano in questo programma uno dei più grandi investimenti dei prossimi decenni».
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