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Giovanni Malagò: “Torino unica certezza per gli Europei 2032. Così l’Italia è ripartita”

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Sarà il profumo del tartufo o il piacere di riabbracciare i suoi campioni olimpici, da Valentina Vezzali a Federico Pellegrino, ma per un attimo Giovanni Malagò può dimenticare i veleni del calcio e gli ultimi mesi vissuti in trincea fino al compromesso del commissario di sé stesso. Ad Alba è l’ospite d’onore nonché ambasciatore della Fiera del tartufo bianco: è appena arrivato da Berlino, dove ha avuto lunghi confronti con il presidente dell’Uefa per parlare di Euro 2032 e fissare le strategie per rieleggere Ceferin oltre che scalzare Infantino da numero uno della Fifa. Tra un corteo con la banda per le vie della città piemontese e i selfie con sindaci, turisti e atleti, c’è tempo per ragionare sul futuro della Figc e dare anche una certezza: «Torino sarà una delle cinque città italiane ad ospitare le partite dell’Europeo».

Malagò, il dossier stadi è ricco di candidature…

«Mi sento di dire che lo Juventus Stadium garantisce sicuramente qualcosa di più rispetto a ogni altra progettualità. È un dato di fatto: Torino è l’unica città certa perché ha uno stadio assolutamente pronto e rispetta tutti i parametri. Gli altri hanno progetti e discorsi vari, Torino no».

Ci sono ragionamenti in corso con l’Uefa sulle altre città?

«Noi abbiamo mandato tutti i documenti e ci sarà una fase di interlocuzione. Adesso si entra nel vivo della questione».

C’è una scadenza precisa?

«No. Dovremmo parlarne con l’Uefa, con la quale ci confrontiamo continuamente e in piena collaborazione. Poi con il presidente Ceferin credo che ci sia reciproca stima. Anche e soprattutto più che mai a livello di quello che sono i dossier che stiamo portando avanti».

Avete parlato della rielezione di Ceferin?

«Sì con tutti gli altri presidenti. A marzo e aprile ci sono le elezioni di Fifa e Uefa: argomenti che conoscete a memoria…».

Perché Euro 2032, organizzato insieme alla Turchia, è così fondamentale e prezioso per l’Italia?

«Perché gli Europei sono il terzo evento sportivo più importante dopo le Olimpiadi estive e i Mondiali di calcio. Lo dicono i numeri relativi a spettatori, economia e interesse: quindi sono una grande opportunità per tutti. Ma Euro 2032 è “solo” tra 5 anni e 8 mesi: vi garantisco che a livello organizzativo sono un battito di ciglia e bisogna correre».

Torino a parte, però, gli altri piani sono indietro…

«Questo è un progetto fondamentale anche per stimolare la realizzazione dei nuovi stadi, non solo di quelli che saranno selezionati per il dossier degli Europei. Ragioniamo in prospettiva, magari per future iniziative di grandi eventi. Io lo ricordo spesso: Torino senza i Giochi invernali del 2006 non avrebbe avuto un palasport per ospitare le Atp Finals di tennis».

Il 14 dicembre ci saranno le nuovi elezioni nella Federcalcio: queste settimane serviranno per mettere tutto al suo posto e poi ripartire o il lavoro proseguirà senza soste?

«Io non ho mai smesso di lavorare e credo anche in quantità, poi non sta a me giudicare la qualità del commissariamento».

Sarà l’unico candidato?

«Su questo non posso fare previsioni. Sicuramente penso di avere la conferma e la fiducia delle componenti: non so come si possa pensare che il calcio non fosse dalla mia parte».

La Nazionale di Mancini ha dato segnali di risveglio…

«Io sono molto felice perché vedo anche gli italiani che cominciano a esserlo. Con la Nazionale siamo all’inizio di un percorso che è molto lungo e ci saranno sicuramente altri momenti complicati, ma sembra che ci sia un progressivo entusiasmo».

Quanto vale, invece, la qualificazione all’Europeo dell’Under azzurra 21?

«Voglio fare i complimenti a Silvio Baldini, al suo staff e a tutti i ragazzi: hanno dimostrato qualità, carattere e senso di appartenenza. L’U21 è un patrimonio del nostro movimento e risultati come questi confermano che stiamo costruendo con convinzione il futuro della Nazionale».

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