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La prof, suo marito e la cugina di Gianni Di vita: il cerchio dei sospetti nel giallo della ricina

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La chiave del giallo di Pietracatella potrebbe essere in un computer. Da oggi e sino a venerdì, investigatori a caccia di tracce digitali nei pc di quattro diversi istituti scolastici. Tutti legati a persone che, a vario titolo, sono riconducibili all’inchiesta per il duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita. La procura di Larino l’ha definita una vera e propria «ispezione informatica». Si cercano cronologie delle navigazioni, file scaricati, documenti ed eventuali dati cancellati. In particolare, parole come “ricina”, “ricino”, “veleno”, “dark web”, “solfato di sodio”. Obiettivo degli accertamenti non solo la ricerca delle attività in Rete, ma anche la possibilità di risalire a chi abbia utilizzato quei dispositivi. Da qui il ruolo centrale di indirizzi Ip, profili e account. I computer da attenzionare saranno oltre 150 e non è escluso possano anche essere effettuati dei sequestri.

I due utenti anonimi

La pista informatica, da tempo, è risultata centrale. Già nei mesi scorsi, erano emerse alcune ricerche fatte sul forum della piattaforma americana Reddit da parte di due utenti anonimi che avevano chiesto informazioni proprio sulla ricina. Uno di loro affermava di essere uno scrittore alla ricerca di una modalità per far morire il suo personaggio. Era l’agosto del 2025, ben prima dei decessi delle due donne, datati 27 e 28 dicembre. Se dietro quelle domande ci fosse davvero la mano dell’assassino, sarebbe la conferma di un delitto pianificato da tempo. E c’è un’altra coincidenza ancor più sospetta: prima della morte di mamma e figlia, l’interesse era concentrato sulle modalità di utilizzo della ricina, poi però – dopo la scoperta del potente veleno nel sangue delle due donne – le domande si erano orientate sulla possibilità di individuarlo, con specifiche informazioni sulla durata delle tracce nell’organismo. «L’autopsia fa scoprire la ricina?» chiede il 5 gennaio uno dei due utenti.

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Le scuole dove lavorano Monia e Michele

Anche per questa ragione che gli accertamenti informatici assumono un ruolo centrale. Partono oggi dall’istituto Agrario di Riccia dove lavora, come tecnico di laboratorio, Michele, il marito di Monia. La donna, con la quale Di Vita ha un legame molto stretto e di lunga data, insegnava lì sino all’anno scorso. Durante le indagini, è stata più volte ascoltata come persona informata dei fatti. Ad agosto, era stata anche sentita insieme all’ex sindaco. Dai loro interrogatori sarebbero emerse delle divergenze nelle ricostruzioni che avrebbero spinto ad ulteriori verifiche, anche attraverso il confronto cosiddetto «all’americana» negli uffici di via Tiberio. Per quanto riguarda il marito, invece, ci sarebbero stati alcuni contatti tra lui e Antonella nei giorni precedenti al decesso. L’istituto– che ha anche una serra – era stato già al centro dell’interesse investigativo. Oggi verranno attenzionati i 71 computer presenti nei laboratori, in modo particolare quello di chimica, e i dispositivi collocati nel laboratorio adiacente alla serra. Domani attenzione puntata sul liceo scientifico di Riccia dove, da quest’anno, insegna matematica la stessa Monia.

Il liceo delle sorelle e la scuola della cucina

Giovedì gli investigatori saranno nel liceo classico Mario Pagano di Campobasso, frequentato da Sara e – sino all’anno scorso – dalla sorella maggiore Alice, oggi studentessa universitaria. Nei mesi scorsi, anche i compagni di scuola delle due ragazze erano stati ascoltati in questura. Infine, venerdì, tocca al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, a circa 30 km da Campobasso, dove la cugina di Gianni, Laura Di Vita, è insegnante di sostegno. È stata lei ad ospitare il cugino e la nipote quando la loro abitazione venne posta sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta. È nell’appartamento di famiglia, infatti, che si ritiene sia avvenuto l’avvelenamento. Come noto, la pianta del ricino cresce spontaneamente nell’area di Riccia e Pietracatella. Dunque, in quelle zone, è facile da trovare. Con i nuovi accertamenti disposti dalla procura, potrebbero arrivare elementi preziosi che si andranno a sommare a quelli raccolti in questi nove mesi, con circa duecento audizioni, decine di supporti informatici sequestrati e perquisizioni per un’indagine che si muove nel raggio d’azione dei rapporti personali e sentimentali. Al momento ancora nessun indagato, ma gli esiti di questa settimana potrebbero riservare un’accelerazione.

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