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L’intervento dei carabinieri, il malore e la morte dopo 30 ore: a Lodi due militari indagati

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MILANO. L’intervento dei carabinieri, il malore e la morte trenta ore dopo in ospedale. La procura di Lodi vuole ricostruire che cosa sia successo nella notte tra sabato e domenica nel complesso di villette di via Vittime della violenza e le cause della morte di Agostino Conigliaro, operaio trentanovenne della provincia lodigiana. Per questo la procuratrice Laura Pedio ha aperto un fascicolo per omicidio colposo iscrivendo con annotazione preliminare i nomi dei due carabinieri del Radiomobile che hanno operato a modello 45-bis, ossia con l’attivazione dello “scudo penale” introdotto dal decreto sicurezza anche in vista dell’autopsia e degli esami tossicologici che saranno effettuati sul corpo del trentanovenne in settimana. Sono, invece, «al vaglio eventuali condotte colpose dei sanitari», si legge in una nota della procura.

Pure i familiari hanno chiesto che sia fatta chiarezza tramite un esposto presentato poco dopo la morte dal padre. Non è chiaro perché Conigliaro fosse lì a quell’ora di notte. Alle spalle diverse segnalazioni come consumatore di droga, aveva un figlio molto piccolo e una moglie con cui da quanto emerge stava attraversando un periodo difficile.

Le sue urla e i suoi «comportamenti autolesionistici» come vengono definiti nella nota della procura hanno svegliato i condomini e più richieste di aiuto sono arrivate al 112. C’è chi ha parlato di un ladro che stava scappando, ma non c’è stato alcun furto. Secondo le testimonianze, l’uomo si era arrampicato sul ponteggio di una villetta in ristrutturazione per poi cadere dall’impalcatura volando sull’asfalto da un’altezza di tre metri, rialzarsi e – secondo qualcuno – cadere una seconda volta sbattendo il viso a terra.

All’arrivo della pattuglia, i due carabinieri del Radiomobile che sono intervenuti lo hanno trovato che si dimenava sul tettuccio di un’auto posteggiata e inizialmente presa a calci. A fatica lo hanno tirato giù e ammanettato a terra.

Subito, però, secondo quanto finora ricostruito, il trentanovenne si sarebbe bloccato, perdendo conoscenza. L’intervento sarebbe durato una manciata di minuti in tutto. I carabinieri lo avrebbero liberato e soccorso con l’aiuto di un paramedico che vive nel condominio e che, nel frattempo, era sceso in strada.

Lanciato l’allarme, sono intervenuti anche quattro poliziotti con una volante dotata di defibrillatore. Diversi i tentativi di rianimazione anche in attesa dell’ambulanza che ha trasportato Conigliaro al pronto soccorso dell’ospedale lodigiano in condizioni disperate. È morto nella prima mattinata di lunedì dopo trenta ore di agonia. Le indagini sono affidate ai carabinieri del comando provinciale diretti dal colonnello Emanuele Leuzzi


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