Alla fine il conto arriva sul tavolo delle banche. Nel Documento programmatico inviato a Bruxelles e al Parlamento il governo mette nero su bianco un contributo da circa 5 miliardi a carico del settore finanziario, una delle principali coperture della manovra per il 2027.
Un tassello decisivo per costruire una manovra light e poco elettorale che vale complessivamente 23,5 miliardi e che concentra le risorse soprattutto sul sostegno alle famiglie, alla sanità, alle imprese e agli investimenti.
Lo sforzo richiesto al comparto finanziario rappresenta una delle colonne portanti dell’impianto predisposto dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Le tabelle contenute nel Dpb attribuiscono infatti a banche, assicurazioni e altri operatori del settore un apporto pari allo 0,21% del Pil, appunto 5 miliardi, destinato a ridursi a poco meno di 3 miliardi nel 2028 e a oltre 2 miliardi nel 2029. Una scelta che intercetta anche una richiesta avanzata da tempo da Matteo Salvini. Non a caso il senatore leghista Claudio Borghi la definisce «un segnale positivo».
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Le coperture non arriveranno però soltanto dalla finanza. Il governo conta anche sui risparmi derivanti dalla spending review dei ministeri e sulle maggiori entrate provenienti dal settore dei giochi. Un mosaico necessario per sostenere una manovra che però scontenta la maggioranza, che sperava in una spinta espansiva in vista delle elezioni del prossimo anno.
Più della metà delle risorse dipende dall’attivazione della clausola nazionale richiesta a Bruxelles per finanziare gli aumenti di spesa destinati alla difesa e all’energia. La flessibilità vale complessivamente lo 0,6% del Pil, circa 14,4 miliardi. Al netto di questa componente, il perimetro effettivo della manovra si assottiglia a circa 9 miliardi, a conferma dei margini limitati con cui il governo si avvicina alla legge di bilancio.
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In questo quadro la priorità indicata dall’esecutivo resta la tutela dei salari. Il Dpb afferma che il governo pone al centro della propria strategia «la tutela del potere d’acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più fragili». A questo capitolo viene destinata la quota più consistente degli stanziamenti: circa 5 miliardi di euro, pari allo 0,21% del Pil. Una formulazione che lascia intravedere nuovi interventi in favore delle fasce più vulnerabili della popolazione, dagli anziani ai nuclei familiari maggiormente esposti agli effetti dell’inflazione e del rallentamento economico.

Seguono gli interventi per le imprese, che valgono circa 3,3 miliardi, gli stanziamenti per le infrastrutture, pari a 3,1 miliardi, e quelli per la sanità, che superano i 2,4 miliardi. Le misure fiscali assorbono invece circa 2,2 miliardi. Nelle tabelle non compare però una posta chiaramente riconducibile alla riduzione dell’Irpef per il ceto medio, più volte evocata dalla maggioranza attraverso l’innalzamento da 50 a 60 mila euro della soglia di applicazione dell’aliquota del 33%. Un intervento che al momento sembra rimanere fuori dal perimetro delle misure già finanziate.
Una parte importante dei fondi sarà destinata agli investimenti. Il documento richiama il rafforzamento della rete ferroviaria e delle infrastrutture pubbliche, con particolare attenzione a scuole, ospedali, università e impianti sportivi. Sul fronte energetico il governo punta invece sul sostegno alle imprese contro il caro elettricità e su incentivi per fotovoltaico, biometano e riconversione degli impianti a biogas.

Il quadro definitivo resta comunque legato al confronto in corso con Bruxelles. Lo stesso Dpb precisa che la definizione puntuale degli interventi contenuti nel disegno di legge di bilancio terrà conto degli esiti delle interlocuzioni sulle modalità di attivazione della clausola di salvaguardia. Una partita ancora aperta, dalla quale dipenderà una parte significativa dello spazio fiscale a disposizione dell’esecutivo. Sul tavolo c’è la richiesta italiana di considerare gli effetti dello shock energetico nel calcolo della spesa consentita dalle nuove regole europee. Nei giorni scorsi il ministro Giorgetti ha parlato di una trattativa con l’Ue per destinare una parte della flessibilità legata all’energia al sostegno delle famiglie colpite dal caro bollette.
Il Dpb, trasmesso nella notte tra mercoledì e giovedì alle Camere e alla Commissione europea, offre un’indicazione politica piuttosto chiara: pochi soldi disponibili, priorità alle famiglie e agli investimenti, e una quota rilevante del conto affidata al settore finanziario
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