TORINO. Arrivano quando mancano pochi minuti alle otto. Hanno felpe con i cappucci, maschere e passamontagna a coprirgli il volto. Impugnando mazze, si fanno largo nella folla di studenti riunita all’esterno degli istituti superiori di Torino. E in pochi secondi mettono in atto gli assalti, secondo gli investigatori «preordinati». Lo schema è sempre lo stesso: c’è chi scavalca o forza cancelli e porte, chi scarica gli estintori strada, chi scappa in mezzo al fumo e poi scaglia pietre contro le finestre. Tutt’intorno, le urla e agli applausi di tanti che filmano e postano le immagini sui social. Filmati che raccontano come la mobilitazione – nata per contrastare il decreto scuola e i continui tagli «per spendere in armi» – a Torino sia sfociata nelle violenze e in un problema di ordine pubblico. E come gli studenti pacifici – che pure sono tanti – vengano oscurati da chi sfrutta la protesta per cercare solo lo scontro.
L’onda della Francia investe gli istituti torinesi. La protesta questa settimana si è allargata in tutta la città e nella provincia, tra occupazioni, scioperi e autogestioni. Ma ieri ha fatto un passo in avanti, degenerando negli assalti proprio il giorno che precede lo sciopero studentesco, previsto per oggi e annunciato da tempo. Alle 8 meno 20 un gruppo, formato da una quarantina di giovani, tra cui alcuni minorenni, è entrato all’istituto superiore Sella, nel centro di Torino. Da lì, gli “incappucciati” sono riusciti ad accedere alla confinante scuola primaria Ricardi di Netro: hanno percorso con le spranghe i corridoi che ogni giorno frequentano i bambini e devastato le loro aule. I piccoli sono arrivati quando gli incappucciati erano già in strada, evitando il peggio.
Torino, scontri per le occupazioni scolastiche: vetri in frantumi e tafferugli al Bosso-Monti
Mezz’ora dopo l’assalto al Bosso Monti. Ancora estintori scaricati in strada, finestre rotte con spranghe e sassi, cancelli forzati e portoni presi a colpi di monopattino. I carabinieri hanno arrestato un diciassettenne per resistenza, l’hanno denunciato anche per danneggiamento aggravato. Mentre davanti al Monti veniva colpito un carabiniere con un sempietrino, negli stessi minuti all’istituto Colombatto rimanevano feriti, tra spintoni, calci e pugni, un professore e un collaboratore scolastico, nel tentativo di impedire l’occupazione della succursale.
Ora, mentre gli istituti fanno la conta dei danni, anche dopo i vandalismi degli scorsi giorni, le indagini cercano di chiarire chi siano «gli incappucciati» responsabili delle violenze. Se appartengano a un gruppo estraneo alle scuole – è un’ipotesi -, come nel caso del minorenne arrestato che è nato a Torino, ma da tempo vive a Zurigo. E allora capire, in tal caso, che legami ci siano con gli studenti che li applaudono, li filmano e li aiuterebbero anche a infiltrarsi nelle scuole.
Mentre le indagini di Digos e carabinieri vanno avanti – gli identificati al momento sono una trentina e hanno tra i sedici e i vent’anni -, coordinate dalla procura, arriva la condanna del sindaco di Torino Stefano Lo Russo, che definisce quanto accaduto «gravissimo». Aggiunge: «Manifestare e difendere le proprie idee è un diritto fondamentale, che va sempre rispettato e tutelato. Altra cosa sono la violenza e il danneggiamento della cosa pubblica, comportamenti inaccettabili».
Dure anche le reazioni del governo. Per il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara le devastazioni nelle scuole torinesi sono «un fatto molto grave». «Una cosa è protestare, un’altra è sfasciare i beni pubblici», avverte il ministro, che annuncia la richiesta di risarcimento: «A pagare, altrimenti, sarebbero i cittadini italiani». Sulla stessa linea il ministro Paolo Zangrillo: «Il dissenso è una libertà, la violenza è una sconfitta. Fate sentire la vostra voce ma fatelo sempre attraverso il dialogo e il rispetto» è il suo invito a studentesse e studenti.
Sono decine gli istituti occupati in questi giorni in tutta Italia, da Milano a Roma fino Napoli. E non è escluso che nelle prossime ore possano aumentare. Proprio in vista della manifestazione di oggi, il «No Meloni Day», a Padova ieri la Digos ha denunciato otto studenti tra i 15 e i 17 anni: in una chat con 1.200 iscritti preparavano scontri al corteo di oggi, con passamontagna, petardi, una pistola e un assalto alla questura. Al Viminale l’attenzione è alta, ma senza allarmismi. Fonti qualificate spiegano che «le forze di polizia garantiranno, come al solito, il diritto di manifestare con equilibrio e professionalità». La linea, come sempre, è quella del contenimento a distanza, con interventi solo se strettamente necessario. La vigilia di certo non è stata tranquilla. «Parte lo tsunami-occupazioni, il nostro nemico dichiarato è la scuola caserma, a-democratica e militarizzata, con aule fatiscenti e poco personale» spiega l’Osa (opposizione studentesca d’alternativa), tra i collettivi e le organizzazioni che prenderanno parte oggi alla mobilitazione. Ancora: «Oggi arriviamo al ministero dell’Istruzione. Le occupazioni e le mobilitazioni lo dimostrano: Valditara bocciato dagli studenti!».
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