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Midterm Usa, il Senato nelle mani di un ex boscaiolo: chi è Troy Jackson, l’uomo che sfida Trump

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E se alla fine l’esito delle Midterm, lato Senato, dipendesse dal piccolo stato del Maine? Occhi puntati su Michigan e Texas, o sulla ritirata rossa-repubblicano in Kansas, ma il Maine offre spigolature che potrebbero segnare non solo l’esito del voto ma indicare la rotta per entrambi i partiti. Attualmente un seggio del Senato è in mano ai repubblicani, da quasi tre decenni vi siede Susan Collins, moderata in uno Stato che alle presidenziali vota democratico consecutivamente dal 1992. L’altro è ad appannaggio di un indipendente, Angus King, che fa gruppo con i democratici. Collins quest’anno insegue il rivale democratico. Si chiama Troy Jackson, è un logger, cioè un imprenditore del legname (ed è partito con l’industria di famiglia facendo il boscaiolo) e ha posizioni populiste e di sinistra. Almeno così lo definisce, chiacchierando con La Stampa, Tom Saviello, ex senatore statale repubblicano. Jackson conduce nei sondaggi, ma il suo vantaggio (+1,6% nella media di Real Clear Politics) è entro il margine di errore. Jackson, 58 anni, è stato catapultato sulla soglia della politica nazionale il 25 luglio quando l’uomo che ha vinto le primarie, Graham Platner si è ritirato dopo che erano emerse accuse di abusi sessuali e infedeltà che avevano minato ogni sua chance. Però queste non lo avevano fermato nelle primarie che aveva vinto con ampio margine. Così da un candidato centrista, il Maine si è trovato con Jackson, nativo del Maine, cresciuto a Allagash, piccola comunità vicino al Canada. Ha costruito il suo brand politico – sin dagli inizi – sostenendo che la sua esperienza di boscaiolo lo pone in sintonia con la working class. La sua ascesa risale al 1998, quando fu coinvolto nelle proteste dei taglialegna sul futuro dell’industria, sui salari e le condizioni dei lavoratori. Diventò, sulla spinta della visibilità di quelle rivendicazioni, un esempio per sindacati e lavori delle comunità rurali. Da lì il salto in politica, deputato nel Maine, presidente del Senato statale per sei anni dal 2018 al 2024 e uno dei democratici più influenti. Il suo messaggio politico è oggi in fine sintonia con le rivendicazioni dall’ala progressista: lotta all’influenza delle big corporations; espansione dell’accesso alla sanità; abbattimento dei costi dei farmaci e sostegno alla working class. Ora i suoi sostenitori ritengono questi aspetti, e la sua capacità di connessione con il mondo rurale, siano dei punti a suo favore; ma i critici, anche a sinistra, ritengono che vista la storia del Maine posizioni più moderate sarebbero favorite. Anche per questo il voto in Maine verrà letto in controluce e come un test in vista del 2028 sul fronte democratico. Nel dibattito di mercoledì sera con Susan Collins, il quarto e ultimo, Jackson a un certo punto ha sbottato dicendo alla rivale di “stare zitta” (shut up). Uno scatto d’ira che ha riportato sotto i riflettori alcuni suoi eccessi mentre era al Senato statale. Una volta durante un acceso diverbio politico con i colleghi, avrebbe gettato – questa l’accusa – una bottiglietta d’acqua contro un altro deputato. Ci sono altri episodi e attorno a questo carattere focoso, i repubblicani hanno costruito parte della loro campagna elettorale. Il “Republican Senate Leadership Fund”, ovvero la cassaforte del Gop gestita dal capo del Senato John Thune, ha definito, mesi fa, Jackson come “un pericoloso esponente politico dell’establishment, travolto dagli scandali e con alle spalle aggressioni verbali ai colleghi, conflitti con le donne e frodi sui mutui”.


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