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La lezione di Amalia Ercoli Finzi all’Acqui Storia: “Andremo su Marte ma prima serve la pace”

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La serata clou del Premio Acqui Storia si apre con un’energia vibrante: il teatro Ariston è un crocevia di emozioni, dove la storia si fa presente e la cultura diventa celebrazione. Sul palco del teatro, gremito in ogni sua parte, uno dietro l’altro sfilano i vincitori della 59ª edizione del riconoscimento: Fulvio Conti, Carlo Greppi, Lorenzo Pavolini e Nicoletta Verna, rispettivamente vincitori della sezione Scientifica, Storica divulgativa e Ragazzi. Non prima però dei saluti istituzionali che quest’anno per la prima volta non hanno visto protagonista il sindaco Danilo Rapetti, ma la sua assistente virtuale Eva Statiella, l’assessora virtuale che ha portato Acqui agli onori della cronaca nazionale.

Le parole di Ercoli Finzi

Sul palco sono saliti anche i vincitori dei premi Testimoni del Tempo, la Storia in Tv, Made in Italy e alla Carriera. Nomi importanti nel panorama culturale italiano e internazionale come quelli di Amalia Ercoli Finzi, l’ingegnera aerospaziale fra le menti più brillanti di questo secolo, e Maria Amata Garito, rettora dell’Università Telematica Internazionale UniNettuno che Acqui ha scelto come «Testimoni del Tempo». Due vite diverse, unite però dalla determinazione e dalla capacità di aprire strade nuove. Le loro parole, intrise di esperienza e visione, risuonano all’Ariston come un invito a guardare avanti senza dimenticare ciò che ci ha portati fin qui. «L’umanità ha davanti sfide importanti – ha detto Ercoli Sfinzi –: sicuramente la conquista dello spazio, con al primo posto Marte, è un obiettivo. Ma adesso è determinante che ci si sforzi a raggiungere un accordo fra i popoli. La pace non può essere un optional ma una garanzia per il futuro». Un futuro, ha aggiunto, «che deve vedere protagonisti i giovani, ben preparati dal punto di vista scolastico, e in particolare le donne, che esorto a essere consapevoli delle loro capacità».

Il messaggio di Giletti

Sul palco, Massimo Giletti riceve il riconoscimento per «La Storia in Tv». Il suo lavoro, capace di portare la memoria nelle case di milioni di italiani, viene accolto da un applauso lungo e caloroso, segno di quanto la narrazione televisiva possa essere ponte tra passato e presente. «La Storia va raccontata, va spiegata trovando i giusti canali – dice Giletti –: deve diventare una materia accattivante soprattutto per i giovani. La televisione può essere uno strumento efficace anche per trasmissioni diverse dai tanti Grandi Fratelli o simili».

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Da Bray ad Aga Rossi

Il riconoscimento per il Made in Italy va a Massimo Bray, direttore generale dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani. Alla guida di Treccani, Bray ha contribuito a custodire e insieme rinnovare la missione di un’istituzione profondamente radicata nella storia nazionale, accompagnandola nel confronto con le trasformazioni della società contemporanea e con le nuove modalità di produzione e diffusione della conoscenza. Infine, il premio alla Carriera viene consegnato a Elena Aga Rossi, storica di straordinaria lucidità e profondità. «La sua opera – ha detto il giornalista Roberto Giacobbo, cerimoniere del Premio – è frutto di anni di ricerca e passione. È un faro che illumina le zone d’ombra della nostra storia, restituendo verità e comprensione».

Il Premio Acqui Storia ha inoltre conferito il riconoscimento «Il Coraggio della Libertà» alla Fondazione La Rosa Bianca di Monaco di Baviera, simbolo della memoria democratica e dell’impegno civile, mentre un riconoscimento speciale è andato a Elisabetta Giudrinetti per il volume «Il prisma della storia. Tre Visioni, una Memoria. La Divisione Acqui a Cefalonia e Corfù. 1941–1942».

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