«Oggi il punto vendita rimarrà chiuso». Il piccolo cartello campeggia sulla serranda di Foot Locker – abbassata – in via Roma. Non sono passate nemmeno 24 ore dagli scontri del tardo pomeriggio di ieri. Nel negozio di via Roma poco prima delle 19, una trentina di ragazzi, molti giovanissimi, si è avvicinata alla porte ancora aperte. Alcuni, nel giro di pochi secondi, hanno portato via merce. Quanta, non si sa. Ma dal negozio di abbigliamento non sono gli unici a fare la conta dei danni.
L’APPROFONDIMENTO
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(FOTO E VIDEO ALBERTO GIACHINO / REPORTERS)
In via Roma e nelle piazze del centro
Via Roma, via Po, e le vie attorno al cuore di Torino. I segni della devastazione sono visibili ovunque. Oltre che nei racconti di chi ieri c’era e ha avuto paura quando una manifestazione pacifica e tranquilla è finita in degenerazione. Nel tratto tra piazza Castello e piazza San Carlo, la responsabile di turno di uno dei negozi vicini a Foot Locker racconta: «Noi abbiamo chiuso le porte, a presidiarle avevamo anche una guardia. Nessuno è entrato, ma avevamo il negozio pieno di clienti, era comunque un sabato pomeriggio. Ci siamo spaventati. I clienti non volevano uscire».
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Lungo via Po
In via Po, invece, si vede ancora ciò che rimane dei disordini. Poco dopo l’incrocio con piazza Castello, da entrambi i lati della strada rimangono cinque o sei tavoli per parte. Quelli usati dai violenti per cercare di creare barricate al centro della via, mentre le forze dell’ordine, con lacrimogeni e idrante, li spingevano verso piazza Vittorio Veneto. Lungo i portici rimane anche qualche transenna appoggiata ai muri.
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I conti del disastro
«Se si conta il mancato incasso, in un pomeriggio di lavoro abbiamo perso 500 euro – dice Francesco Cravetto, uno dei due titolari di Torteria Berlicabarbis – Poi abbiamo tavoli rovinati e almeno 4 sfondati, più tutte le sedie lanciate in strada. Sono andato a recuperare il dehors in giro per la via. In tutto il danno sarà di 1500 euro. In più, i dipendenti sono rimasti chiusi dentro, spaventati. Il corteo è arrivato all’improvviso, non abbiamo avuto il tempo di ritirare gli arredi».
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(FOTO E VIDEO ALBERTO GIACHINO / REPORTERS)

Due giorni di alta tensione
Poco più in là c’è Bistrot Turin: «Abbiamo ritirato tutto il dehors alle 18,40, io ero arrivato dieci minuti prima – dice Fabrizio Marino, titolare del locale –. Non abbiamo subìto danni materiali, ma il sabato sera è andato via così. E anche il venerdì, con la manifestazione dell’altro ieri. Tutti i locali sabato sera lavorano. Ieri invece da noi sono venute meno di dieci persone».
Già ieri sera si era espresso in maniera simile Antonio De Luca, titolare del Caffè Università: «Ci hanno preso almeno 6 tavoli. Quelli rotti sto cercando di ripararli, ma la vedo dura. Le sedie invece sono riuscito a ritirarle. Il pomeriggio è andato via così».
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La protesta dei commercianti
Fulvio Griffa, vicepresidente di Confesercenti Torino afferma che «manifestare è corretto, meno lo è perpetrare violenza gratuita. Tutto ciò che comporta questo tipo di disagi si ripercuote poi sul lavoro della zona interessata». Negli ultimi giorni abbiamo avuto il lavoro bloccato – ricorda Alessandro Chiales, presidente dell’Associazione commercianti via Po – Ieri c’è stata molta confusione, con attimi drammatici. In un momento in cui il commercio al dettaglio sta soffrendo. Il diritto alla manifestazione è sacrosanto, ma la violenza non ha posto».
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La cronaca della giornata
La manifestazione contro il carovita, lungo il percorso concordato con la questura, ha sfilato per il centro senza che si registrassero problemi. Dopo il ritorno in piazza Castello, punto di partenza e arrivo dell’itinerario ufficiale, sono iniziate le tensioni. Prima in piazza San Carlo, poi nell’atrio della stazione di Porta Nuova, dove una quindicina di giovani è entrata nella libreria Feltrinelli, rovesciando scaffali e buttando a terra libri. Oggi il negozio è di nuovo aperto. I danni sono stati pochi: tre cassoni rotti che contenevano vinili. Ma dopo il blitz delle 17,30 la libreria ha chiuso. Poco più tardi centinaia di persone si sono ritrovate attorno al monumento al Duca d’Aosta, di nuovo in piazza Castello. E da lì tutto è degenerato. Dopo che il fumo dei primi lacrimogeni, lanciati dalle forze dell’ordine in risposta agli oggetti scagliati da una parte del corteo, ha invaso la piazza, una parte dei manifestanti si è spostata in via Po, un’altra in via Roma.
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