Cassonetti in fiamme, negozi devastati e città messe a ferro e fuoco. Da Torino a Bologna, passando per Milano, ieri è stata una giornata pesantissima dopo che i cortei contro il caro vita si sono trasfrmate in vere e propri luoghi di guerriglia. Diversi i fermi e gli arresti, tra cui anche minorenni. E poi c’è la conta dei danni: 1 milione e trecentomila euro di danni, vetrine sfondate, negozi saccheggiati e decine di giovanissimi finiti in questura. Il conto della guerriglia urbana che sabato ha attraversato le piazze italiane arriva il giorno dopo, quando le strade tornano alla normalità e i commercianti cominciano a raccogliere i cocci. Secondo le prime stime di Unimpresa, soltanto a Milano i danni superano gli 860mila euro. Una cifra che racconta la violenza esplosa durante le manifestazioni contro il carovita, soprattutto a Milano, Torino e Bologna.
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A Milano la protesta si concentra inizialmente in piazza Duomo, sotto le insegne di «Italia in Piazza», la mobilitazione contro il costo della vita, i salari insufficienti e il caro carburanti. Poi il corteo cambia volto. Tra via Broletto, Cordusio e San Babila partono sassi, petardi e bombe carta contro gli agenti. La polizia risponde con le cariche. Vengono danneggiate vetrine, pensiline e facciate degli edifici, mentre materiali dei cantieri diventano barricate. Il bilancio delle prime ore parla di circa cinquanta fermati, quasi la metà minorenni.
La composizione dei gruppi violenti è uno degli aspetti su cui si concentrano gli investigatori. Secondo le prime ricostruzioni, molti ragazzi sarebbero arrivati dalle periferie e dall’hinterland, organizzati in piccoli gruppi. Non emerge, almeno per ora, una regia unica. Ci sono adolescenti, giovani incappucciati e militanti delle frange più radicali, ma attribuire a un’unica organizzazione la responsabilità delle devastazioni sarebbe prematuro.
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A Torino la tensione esplode tra piazza Castello, via Po e Porta Nuova. Alcuni manifestanti tentano di raggiungere i binari della stazione, mentre un gruppo irrompe nella libreria Feltrinelli, mettendola a soqquadro. La polizia interviene con i lacrimogeni. Dodici persone vengono bloccate, dieci delle quali minorenni. Tre persone finiscono in ospedale. Nel corteo si registra anche la presenza di esponenti dell’area antagonista e della galassia pro Palestina, mentre gli organizzatori cercano di prendere le distanze dalle violenze.
A Bologna il fronte più caldo è quello della stazione ferroviaria. La manifestazione attraversa il centro prima che alcuni incappucciati si stacchino dal corteo. In piazza Medaglie d’Oro cominciano i lanci di pietre, bottiglie e transenne. Le forze dell’ordine rispondono con idranti e lacrimogeni. Il bilancio della questura parla di quattro minorenni arrestati, sette denunciati e quaranta identificati. Trentasei gli appartenenti alle forze dell’ordine feriti o contusi.
La risposta del Viminale è durissima. «Le azioni proditorie attuate da questi esagitati professionisti del disordine non resteranno impunite», avverte il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. E aggiunge: «Né la minore età di alcuni protagonisti può far pensare a una qualche forma di impunità». Il ministro annuncia indagini per individuare tutti i responsabili e assicura che non ci saranno sconti sulle responsabilità penali. «Il governo non si farà intimorire o condizionare da chi sceglie la strada della prevaricazione».
Intanto sono soprattutto commercianti, baristi e ristoratori a pagare il prezzo della violenza. «Proteste nate contro il carovita hanno finito per colpire i soggetti economici più esposti al carovita stesso», denuncia il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. L’associazione chiede un fondo di ristoro, la sospensione temporanea dei tributi locali e finanziamenti agevolati per le attività danneggiate.
Adesso le indagini si concentrano sui filmati delle telecamere e sulle immagini diffuse sui social per identificare chi ha partecipato agli assalti. Il dato più inquietante resta l’età di molti protagonisti: minorenni coinvolti in una violenza che ha travolto le ragioni della protesta. E mentre la politica si divide sulle responsabilità, nelle città attraversate dai cortei il conto è già arrivato. A pagarlo, per ora, sono soprattutto commercianti e cittadini.
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