«Lo sa cosa mi hanno detto i poliziotti?» No. «Che uno dei tre arrestati per i disordini in centro di ieri (l’atroieri ndr), sembra un bambino. E allora io dico che qui siamo di fronte a uno sfruttamento di minori portato avanti da chi, sappiamo da tempo, accende le piazze violente di questa città. E cioè gli antagonisti. Che strumentalizzano profili di ragazzi magari fragili. Si devono vergognare». Emma Avezzù, procuratrice dei minori del Piemonte, guida un ufficio giudiziario sommerso, ormai da giorni, di procedimenti nei confronti di giovanissimi. Denunce, fermi, arresti. È sua la scrivania da cui passano le storie delle rivolte di strada, degli assalti a licei, ma anche a scuole elementari che hanno battezzato l’ennesimo autunno caldo delle piazze di Torino
Procuratrice, lei ha presenziato ai primi interrogatori di questi ragazzi. La prima cosa che le viene in mente è?
«Che a parte uno, che aveva già un precedente pendente, gli altri due non avevano alcun segnale di disagio giovanile. Nessuna segnalazione. Erano, posso dire per quanto ho visto e sentito durante la convalida, normoinseriti con una vita che non presentava ombre: andavano a scuola regolarmente, uno anche con profitto. Per loro ho chiesto che la misura prevedesse la detenzione domiciliare».
Di cosa erano accusati?
«Nelle manifestazioni di venerdì, quelle legate al corteo, avevano lanciato grosse pietre contro la polizia nei pressi del grattacielo e su corso Bolzano».
Il retroscena
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Hanno spiegato perchè sono finiti in una guerriglia e cosa ci facevano lì?
«Hanno raccontato che volevano partecipare alla manifestazione, ma che quando si sono trovati in mezzo ai disordini, si sono fatti trascinare».
Dica la verità: quanto ci ha creduto?
«È una dinamica verosimile. A me, francamente, è rimasto impresso il padre di uno dei ragazzi, quello straniero. Ho ancora i suoi occhi lucidi davanti ai miei».
Ci racconta questo papà?
«È un muratore che lavora 12 ore al giorno. Piangeva di fronte a tutti. Mi ha detto che se il figlio fosse stato collocato ai domiciliari e avesse dovuto prendersene cura lui avrebbe lasciato anche il lavoro. Ma ha anche ringraziato la Digos per come ha trattato suo figlio. “Vi sono grato – ha detto ai poliziotti – perché capirà che ha sbagliato e allora gli avrete salvato la vita».
Il caro vita può essere l’idea che guida dei sedicenni a sfasciare tutto, anche le scuole, a saccheggiare negozi e a lanciare sassi contro la polizia?
«Credo molto nelle ideologie che guidano i giovani. E condivido la voglia e il diritto di manifestare per incidere su queste necessità. Ma siccome dal mio osservatorio vedo molto ragazzi fragili strumentalizzati da cattivi maestri non è facile in questo caso specifico parlare di valori egualitari e pacifisti. Sento parlare dei bambini di Gaza e condivido, ma nessuno di quelli che sono entrati negli istituti d’istruzione incappucciati parla dei diritti di bambini di 6 e 7 anni terrorizzati, violati nella loro infanzia serena da gente travisata che spaccava la loro palestra».
la cronaca
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FRANCESCO MORELLI (FOTO E VIDEO ALBERTO GIACHINO / REPORTERS)

Questa premessa per dire cosa, procuratrice?
«Che chi tira dentro questi ragazzi sfruttando marginalità e fragilità dovrebbe provare una vergogna morale infinita. Noi contiamo sul fatto che la giustizia minorile possa recuperare molti di questi giovani, riteniamo di avere gli strumenti per salvarli da questi mondi che li mandano al macello per una violenza fine a sé stessa. Certo non è facile, ma ce la mettiamo tutta».
Quanti magistrati lavorano nel suo ufficio?
«Sono rimasti in tre più la sottoscritta. Una collega è felicemente in maternità, un altro ha chiesto legittimamente trasferimento e l’ha ottenuto».
Come si danno risposte di giustizia in queste condizioni?
Si fanno delle scelte. Stabilendo priorità, ma l’organico è inadeguato e in questi giorni è difficilissimo stare dietro a tutto. Conti lei gli arresti/denunce di minorenni dell’ultima settimana e capirà da solo».
È per questo che in udienza ci va il capo dell’ufficio?
«Non sono un procuratore con la puzza sotto il naso. Sono felice di fare il mio lavoro e non mi pesa. Ma nonostante l’impegno della mia procuratrice Lucia Musti, sembra che qualcuno a Roma non lo capisca».
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