Guerriglia urbana, negozi del centro città assaltati, distrutti e saccheggiati, sassi, bottiglie di vetro, petardi e sedie lanciate contro le forze dell’ordine. Ora si contano i danni, si cerca di individuare i responsabili delle devastazioni e soprattutto si analizzano chat e canali social per risalire a una possibile regia dei tafferugli che hanno visto protagonisti perlopiù i giovanissimi. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non ha dubbi: in piazza c’erano «professionisti del disordine, esagitati». Le loro azioni? «Non resteranno impunite». In queste ore i fermi (centosessanta solo ieri a Milano) e gli arresti si sono susseguiti e «sono state avviate le attività di indagine per assicurare i responsabili alla giustizia».
Il titolare del Viminale, che torna a ringraziare le forze dell’ordine «intervenute con equilibrio e accortezza», è deciso: non si fanno sconti a nessuno. «La minore età di alcuni attori» delle violenze non concede «nessuna impunità. Chi si rende protagonista di simili azioni illegali avrà la conseguente risposta dello Stato che applicherà le leggi vigenti». Piantedosi aggiunge: «Si tratta evidentemente di violenza becera che non otterrà alcun risultato».
Ieri pomeriggio l’incontro tra il ministro dell’Interno, i massimi dirigenti del Viminale e il Capo della polizia, insieme al questore di Milano Bruno Megale collegato da remoto. E oggi la premier Giorgia Meloni ha convocato un vertice sull’ordine pubblico insieme a Piantedosi e ai vertici delle forze dell’ordine: un appuntamento per stilare un’analisi di quanto accaduto, ricostruire tappe e attori. L’attenzione è alta anche per le prossime manifestazioni in programma. Oggi, a Roma, un presidio per «l’abbattimento dei costi di produzione, l’azzeramento del caro carburante, contro il carovita e i soldi alle guerre». A Torino, il 24 ottobre è prevista una manifestazione contro il riarmo e i data center: «Noi la guerra non la paghiamo». A lanciarla un network a cui aderiscono varie realtà della galassia antagonista e anarchica. Il 30 ottobre, poi, è previsto lo sciopero generale nazionale. In piazza, quel giorno, ci saranno un po’ tutti: lavoratori e studenti, autotrasportatori e agricoltori.
La chiamata alle armi via social
La chiamata alle armi dell’altro giorno – un generico «Scendiamo in piazza a protestare» senza né firma né sigle né simboli – ha intercettato la rabbia dei minorenni. In particolare di quelli di seconda generazione lasciati ai margini, vissuti spesso come un fastidio, un problema. In mezzo a loro centri sociali e no vax. Il carovita, il carocarburante, l’emergenza abitativa? Questioni che restano accantonate sullo sfondo. Quel volantino che invitava alla mobilitazione, realizzato con l’intelligenza artificiale e condiviso sui social, non ne faceva alcun accenno. Ha funzionato come una miccia, intercettando rabbia e disagi di ogni genere. Gli esperti parlano di «minorenni» che si sono convocati «spontaneamente» via social, «all’improvviso». Da un lato gli aspetti investigativi, dall’altro la questione sociale.
Sui canali Telegram più disparati, sia quelli di area antagonista sia quelli legati alle proteste contro il carovita e il carocarburante, viaggiano filmati e rivendicazioni dei disordini: «Chi semina sfruttamento, repressione e guerra raccoglie tempesta», «Guardiamo alla Francia: lotta dura senza paura». Ogni realtà rivendica azioni e contestazioni a modo suo, compresi i ragazzi che su Tik Tok condividono i video degli assalti ai negozi. Proteste e rabbia che si intrecciano. L’obiettivo? Generare il caos.
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