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La svolta securitaria ha fallito

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La risposta del governo al week end di violenza tra Torino, Milano e Bologna (e al prossimo che si prepara, stando ai social) sarà ancora una volta securitaria. Leggi d’immagine, non c’è altro modo per definirle, mirate a dare la sensazione che l’esecutivo abbia sempre una reazione pronta, anche se l’efficacia della stessa non è garantito. Non è servito, infatti, il “decreto rave”, emanato subito dopo l’insediamento di Meloni e dei suoi ministri, per un raduno musicale e giovanile sgradito ai proprietari delle aree agricole in cui si era svolto senza autorizzazione.

Né il “decreto Caivano”, dal nome del luogo dove si era verificata una violenza sessuale perpetrata da un “branco” in un paesone vicino Napoli ai danni di due ragazzine. Di quelle norme, che rendendo più dure le norme per i minori, hanno riempito oltre i limiti le carceri minorili, l’unica che ha avuto effetti è quella a carico dei genitori che non mandano a scuola i figli adolescenti. Non ha portato a nulla, o quasi, l’introduzione dei metal detector a scuola per impedire agli studenti di portare coltelli, che continuano a entrare nelle aule. Ha solo creato problemi, specie nei quartieri di periferia dove la percentuale è maggiore, il tetto del 30 per cento di studenti extracomunitari dall’italiano incerto nelle aule. È stato reso obbligatorio – mentre prima era una valutazione del giudice – il processo per ragazzi dai 14 ai 18.

E oggi il governo potrebbe decidere di abbassare ulteriormente, a 13 anni, la soglia dell’imputabilità. La legge “anti-Maranza”, dal nome dei teppistelli che si aggirano a Milano, è ferma in Senato, ma potrebbe subire un’accelerazione. Così come potrebbe essere reso più severo il “fermo preventivo” di giovani di tendenza violenta in vista di manifestazioni in cui potrebbero esercitarsi. A luglio Piantedosi aveva preso un’iniziativa per allargare questo tipo di fermo anche ai minori.

La linea del governo è questa. E l’importante, per Meloni, è la tempistica e poter accusare l’opposizione di avere posizioni ambigue rispetto al dilagare della violenza. L’opposizione, invece, una chanche l’avrebbe: basterebbe verificare l’efficacia dei provvedimenti del governo e spiegare, dati alla mano, che spesso, troppo spesso non funzionano, o non funzionano come la raccontano la premier e i suoi ministri.


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