Blocco degli autostrasportatori in molte zone del Sud Italia e scaffali già vuoti in moltissimi supermercati dalla Sicilia, alla Campania e alla Puglia. E poi: alcuni aeroporti, sempre nel Mezzoogiorno, sono rimasti senza carburante. La protesta che ormai da giorni va avanti e che non accenna a placarsi, sta mettendo in difficoltà soprattutto la grande distribuzione e , a cascata, il disagio si riversa sulla vita quotidiana. Ma cosa può succedere davvero se i blocchi dovessero proseguire? Federdistribuzione, che ha preso atto con favore degli esiti del tavolo di ieri dopo i blocchi, parla di «situazione di forte criticità nelle regioni del Sud Italia dove il blocco della circolazione delle merci non solo continua, ma in molti territori risulta in ulteriore peggioramento». E sottolinea: «Ci troviamo di fronte a una situazione che non può continuare. Sono a rischio servizi essenziali per cittadini, famiglie e imprese. Pur nel pieno rispetto delle ragioni della protesta e delle difficoltà che il settore dell’autotrasporto sta affrontando, è indispensabile che vengano rimossi quei blocchi che, agendo al di fuori delle regole, impediscono la libera circolazione delle merci e compromettono il regolare funzionamento della rete distributiva. L’auspicio è che prevalga il senso di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti e che l’intervento delle istituzioni preposte crei rapidamente le condizioni per il ripristino di condizioni di legalità e di piena operatività della rete logistica, evitando ulteriori danni economici e sociali», dichiara Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione.
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Il rischio è davvero la paralisi? Per ora gli effetti non sono quelli di di rimanere improvvisamente senza cibo, ma di trovare sempre più scaffali vuoti, soprattutto nei reparti dei prodotti freschi. E, se i blocchi degli autotrasportatori dovessero proseguire, di pagare di più quello che ancora arriva nei supermercati. La protesta contro il caro gasolio, iniziata il 16 ottobre, ha già provocato difficoltà nella distribuzione delle merci in diverse regioni del Mezzogiorno. E ora comincia a mettere sotto pressione anche la produzione alimentare. Il quadro, però, è cambiato dopo il confronto di martedì 20 ottobre con il governo: la Sicilia ha revocato il fermo, mentre in Calabria, Campania e Puglia la mobilitazione non si è conclusa.
Dove continuano i blocchi dei tir e cosa è cambiato il 21 ottobre
Le proteste non interessano uniformemente tutta l’Italia. Il Comitato trasportatori siciliani ha annunciato la revoca del fermo dopo l’incontro con il ministro Matteo Salvini, pur mantenendo lo stato di agitazione. Diversa la posizione di Fedralog Calabria, che ha deciso di proseguire fino al 27 ottobre, data entro la quale attende nuove risposte dal governo. In Campania e Puglia continuano le mobilitazioni, con presidi che nei giorni scorsi hanno interessato anche gli svincoli autostradali e le aree portuali. L’effetto è una rete di distribuzione rallentata, con conseguenze che possono estendersi anche alle regioni non direttamente coinvolte.
Quali alimenti rischiano di sparire per primi dai supermercati
Frutta, verdura, latte, latticini, carne e pesce sono i prodotti più vulnerabili. Hanno tempi di conservazione limitati e necessitano di consegne frequenti. Le prime carenze sono state segnalate nei supermercati delle province di Napoli e Caserta, nel Catanzarese e in alcune zone della Sicilia. A Messina, secondo quanto riferito dall’ANSA il 20 ottobre, numerosi punti vendita hanno registrato difficoltà di approvvigionamento. Non significa che tutti i negozi siano destinati a svuotarsi: molto dipende dalle scorte disponibili, dai fornitori e dalla possibilità di organizzare trasporti alternativi.
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Scaffali vuoti anche nel Lazio e in Molise: la situazione nei negozi
Le difficoltà non si fermano alle regioni dove si concentrano i presidi. A Termoli, in Molise, l’ANSA ha documentato il 20 ottobre scaffali parzialmente svuotati, soprattutto per frutta, verdura e prodotti confezionati. Alcuni supermercati stanno utilizzando le riserve di magazzino per garantire le vendite. Le piccole attività rifornite direttamente dai produttori locali sembrano invece riuscire, in alcuni casi, a contenere meglio i disagi. Segnalazioni di carenze arrivano anche dal Lazio. La geografia della protesta e quella dei rifornimenti, dunque, non coincidono necessariamente.
Anche la pasta è a rischio: cosa succede ai pastifici
Il problema non riguarda soltanto le merci destinate ai negozi. Secondo Reuters, i blocchi stanno ostacolando l’arrivo delle materie prime negli stabilimenti alimentari. Tra le aziende coinvolte figurano Rummo, in Campania, e La Molisana, in Molise, alle prese con scorte ridotte e rallentamenti o sospensioni della produzione. È un passaggio particolarmente delicato: se manca la materia prima, non basta far ripartire i camion per recuperare immediatamente la produzione perduta. I ritardi possono propagarsi lungo tutta la filiera, dai mulini ai pastifici fino alla grande distribuzione.
Quanto possono aumentare i prezzi di frutta, verdura e alimentari
Il rischio di rincari esiste, ma non è possibile quantificarlo oggi con una percentuale attendibile per l’intero carrello della spesa. Quando le consegne diminuiscono, alcuni prodotti diventano meno disponibili e i costi di trasporto possono aumentare. La pressione è particolarmente forte sui prodotti deperibili, che non possono essere conservati a lungo. Una rilevazione di Consumerismo, condotta tra il 17 e il 18 ottobre in nove punti vendita e mercati di sette regioni, aveva già segnalato scaffali vuoti o semivuoti e aumenti di prezzo in alcune aree. Non si tratta, però, di una misurazione nazionale dei rincari.
Cosa succede se i blocchi continuano per un’altra settimana
La durata della protesta è decisiva. Se le consegne riprendono rapidamente, i supermercati possono ricostituire gradualmente le scorte, anche se non necessariamente in poche ore. Se invece i blocchi proseguono, il rischio è un aumento delle carenze locali, accompagnato da perdite per gli agricoltori e difficoltà per le aziende alimentari. Anche gli acquisti precauzionali possono aggravare la situazione: in Campania, come è stato raccontato in un reportage di oggi su La Stampa, c’è stata la corsa alle scorte di alcune famiglie e gli scaffali deiu supermercati sono già desolatamente vuoti mentre uova, carne e verdure risultano difficili da reperire in diversi punti vendita.
Rischiamo davvero di rimanere senza cibo?
Il pericolo più concreto è quello di carenze temporanee e territorialmente circoscritte, soprattutto per gli alimenti freschi, e di possibili rincari. Pasta, conserve e prodotti a lunga conservazione possono beneficiare di maggiori riserve nei magazzini, ma non sono immuni da interruzioni prolungate della filiera. Confcommercio, attraverso il presidente di Conftrasporto Pasquale Russo, ha già avvertito che il protrarsi dei blocchi potrebbe compromettere la regolarità dei rifornimenti, con danni alle imprese e disagi ai consumatori.
Cosa ha promesso il governo e quando potrebbero finire le proteste
Dopo il vertice del 20 ottobre a Milano, il governo ha annunciato la disponibilità immediata di 480 milioni di euro per l’autotrasporto e l’obiettivo di sbloccare complessivamente oltre un miliardo di risorse, oltre a individuare ulteriori finanziamenti. Le promesse hanno convinto il Comitato trasportatori siciliani a revocare il fermo, ma non tutte le organizzazioni. Fedralog Calabria e rappresentanti degli autotrasportatori campani hanno indicato il 27 ottobre come prossimo appuntamento decisivo. Fino ad allora, la ripresa regolare delle consegne resta legata all’evoluzione della protesta.
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