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Morte di David Rossi, il legale di Mussari attacca la Commissione parlamentare. Il Pd contro Vinci

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Ci sarà presto, il 3 novembre, davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta bis sulla morte dell’ex capo della comunicazione di Mps, David Rossi, l’audizione dell’ex calciante fiorentino Gabriele Ceccherelli, detto “Zena”. È stato indicato lui dal presidente Gianluca Vinci come il presunto organizzatore di un’azione intimidatoria a Rossi, che sarebbe degenerata nell’omicidio. Nessuna audizione invece è programmata, ad ora, per l’altro nome chiamato in causa nello scenario omicida, ossia quello, come mandante, dell’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari. Il suo legale, avvocato Fabio Pisillo, punta il dito senza mezzi termini: «Mussari per ora non ha nulla di più da dichiarare. Parlano i fatti e le sentenze sull’evidente inattendibilità della persona che ha fatto il suo nome muovendogli un’accusa lunare e falsa», «il nome di Mussari è stato fatto falsamente dal solo Giampà». Il legale critica anche l’operato della Commissione d’Inchiesta. «Parlano i fatti anche sulla Commissione – aggiunge – che non ha minimamente vagliato tale inattendibilità ed ha pubblicizzato il tutto senza alcun valido motivo».

Sull’attendibilità dei due testimoni sono emersi dubbi anche in relazione ai loro precedenti giudiziari – ci sono, fra le altre, accuse di calunnia -, da valutare rispetto alla fondatezza delle loro dichiarazioni. “E’ giusto che ci siano dubbi sui testimoni, in tutti i processi”, “mi meraviglio che qualcuno sollevi delle ovvietà”, aveva detto Gianluca Vinci (FdI), presidente della Commissione su chi critica l’attendibilità dei due testi su cui si basano le nuove ricostruzioni. «Non mi stupisce il Pd – ha polemizzato Vinci – unico partito assente quando abbiamo accertato e dichiarato all’unanimità l’esclusione del suicidio». Vinci ha criticato la richiesta dei membri Dem di risentire i consulenti della prima commissione che sostennero la tesi suicidiaria. I parlamentari Pd Marco Lacarra, Emiliano Fossi e Andrea Rossi avevano manifestato «forte perplessità» sulla gestione della Commissione e oggi ribadiscono il punto di vista.

«Al presidente Vinci dovrebbe preoccupare meno la posizione del Pd, sempre attenta alla ricerca della possibile verità senza pregiudizi e verità preconfezionate – hanno replicato – e di più la fuga di notizie e le critiche alla conduzione della Commissione. Diffondere nomi e ipotesi prima delle verifiche non è ovvietà: occorre chiarire come sia accaduto», «Vinci ha esorbitato dalle proprie competenze istituzionali». È intervenuto pure Carlo Bartoli, che è il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, il quale ha richiamato il principio costituzionale della presunzione di innocenza, criticando l’annuncio pubblico dei presunti responsabili. Per Bartoli, qualora le affermazioni di Vinci trovassero riscontro, si porrebbe la questione di una possibile violazione del segreto istruttorio.


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