Home Business Protesta dei camionisti, l’ombra della ‘ndrangheta. Governo pronto a scortare i Tir

Protesta dei camionisti, l’ombra della ‘ndrangheta. Governo pronto a scortare i Tir

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C’è stato un vertice ieri sera a Palazzo Chigi, e per questa mattina è stato convocato un Consiglio dei ministri che licenzierà un nuovo decreto. Queste due righe bastano a dare l’idea dell’emergenza e delle preoccupazioni del governo. Un altro provvedimento per rispondere a qualcosa di imprevisto e che rischia di sfuggire di mano. La simultaneità delle proteste, la loro imponenza e la loro diffusione hanno spiazzato Giorgia Meloni, mettendola di fronte anche a un pezzo del suo elettorato, inferocito dai prezzi alle stelle di gasolio e fertilizzanti.

Effetto di due guerre, e di uno stretto marittimo, quello di Hormuz, che è lontano solo geograficamente. La premier è molto attenta a misurare i toni quando parla di camionisti e agricoltori. Separa le loro ragioni dalla rabbia giovane che si è scatenata a Milano, Torino e in altre città. Appare più indulgente nei confronti di categorie che avevano contribuito al suo successo. Ma le immagini della merce ferma, degli scaffali vuoti, delle lunghe file di tir che bloccano strade e autostrade costringono lei e i ministri a spiegare perché il governo non è riuscito, finora, a essere convincente e a farli smobilitare.

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Altre norme a favore dell’agricoltura

Non basta l’incontro con le associazioni e il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il suo vice Edoardo Rixi a Milano. Non basta l’annuncio di aver sbloccato un miliardo di euro, e la promessa di un credito d’imposta per il 2027 e di una misura modellata su quanto già avviene in Spagna che proverà ad adeguare il prezzo del trasporto alle variazioni del costo del gasolio. La protesta continua e si proietta minacciosamente verso Roma.

Da Palazzo Chigi spiegano che il decreto conterrà altre norme e iniziative a favore del comparto agricolo. Di certo, a quanto pare, uno sconto sul diesel per le macchine del settore. Ci sta lavorando Francesco Lollobrigida. Ed è lui a parlare chiaramente di infiltrazioni criminali. «Guardate i curriculum dei leader della protesta, andate a studiare anche qualche casellario giudiziario» spiega il ministro dell’Agricoltura, parlando con i giornalisti. Nel corso della giornata Lollobrigida ripeterà più volte questo concetto, lo ribadiranno i colleghi ministri e la premier, con la chiara volontà di far passare un preciso messaggio.

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Il nodo criminalità

Nel Sud che viene tagliato fuori dagli scambi commerciali quotidiani, dove alcuni aeroporti sono rimasti senza benzina, ci sono le aree con il più alto tasso di criminalità organizzata nel controllo del territorio. La Calabria, però, più delle altre, impensierisce il governo. Gli investigatori che stanno analizzando profili e provenienze dei leader delle proteste hanno riferito della presenza di affiliati ai clan della ‘ndrangheta e di figure coinvolte in inchieste sulle famiglie mafiose calabresi.

Si teme una forma di ricatto verso lo Stato, proprio alla luce di processi ancora in corso. Nelle cronache di questi giorni, a capo della rivolta dei tir si è fatto notare Antonio Zangari. Lo chiamano il «gigante buono», è un imprenditore agricolo di Polistena che spopola su Tik Tok da quando nel 2024 organizzò i primi blocchi stradali, nei giorni del festival di Sanremo, con al suo fianco l’attrice Ornella Muti e la figlia Naike Rivelli. Lo scorso luglio è stato condannato a quattro anni nel maxi-processo Maestrale-Olimpo-Imperium sui principali clan della provincia di Vibo Valentia. È una sentenza di primo grado e Zangari ha detto che dimostrerà la propria innocenza.

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Possibile manipolazione dei cortei

La possibile manipolazione dei cortei da parte della criminalità è un elemento che inquieta il governo. Ieri il ministero dell’Interno ha fornito i dati sui controlli dei presidi illegali che, soprattutto in Campania, compromettono la circolazione. Quasi 1.400 identificati, 71 denunciati, 242 sanzionati. Il ministro Matteo Piantedosi ha convocato una riunione con prefetti e questori per sollecitare la massima attenzioni sulle infiltrazioni. Nel vertice di Palazzo Chigi ieri sera, assieme alla premier, ai suoi vice, ai ministri, era presente anche Alfredo Mantovano, sottosegretario che ha la delega sull’intelligence.

In meno di 24 ore il governo ha evocato due volte una regia esterna che si muove dietro le legittime rivendicazioni dei manifestanti. Prima i russi, ora la mafia, la ‘ndrangheta in particolare. È un punto su cui anche Meloni ha insistito prima e durante la riunione: «I blocchi proseguono nonostante stiamo dando risposte e abbiamo aperto un canale di dialogo istituzionale. Dobbiamo capire cosa e chi c’è dietro – è quanto viene riferito del suo ragionamento – E distinguere le proteste legittime da eventuali fenomeni di illegalità».

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