Uniti nella vita, separati dalla politica. C’è una coppia che scoppia nella Lega che s’avvia a congresso, divisa tra Matteo Salvini e Massimo Garavaglia: il marito da una parte, la moglie dall’altra. Lui è il ministro Roberto Calderoli, sul Carroccio sin dalla primissima ora, l’uomo delle riforme istituzionali e dei cavilli regolamentari. Fedele a Umberto Bossi, al fianco di Roberto Maroni e ora dalla parte di Salvini. Sempre in posizione dialettica e autonoma, ma mai sulle barricate, soprattutto mai in minoranza. Lei è Gianna Gancia, già presidente della Provincia di Cuneo, poi eurodeputata e infine consigliera regionale in Piemonte.
I due si sono scambiati gli anelli nel 2015 a Narzole, piccolo centro alle porte delle Langhe, e da allora Calderoli è sempre rimasto fedele alla linea (del Capitano) e Gancia esattamente dalla parte opposta, a rievocare le origini della Lega di Bossi.
Il redde rationem a San Valentino
Amore e politica, cuore e congressi. Era il giorno di San Valentino di dieci anni fa quando, finita l’era di Roberto Cota, Gancia contese la leadership della Lega a Riccardo Molinari, appoggiato con tutta la sua forza da neo segretario Salvini. Il redde rationem andò in scena a Collegno, alle porte di Torino dove a spuntarla (di misura) fu proprio l’attuale capogruppo a Montecitorio, colui che oggi s’è incaricato di scrivere la mozione congressuale sulla questione settentrionale.

I “culetti morbidi”
Fu quella la prima volta in cui Gancia sfidò apertamente la leadership di via Bellerio; la conta del prossimo 24 e 25 ottobre è l’ultima, almeno per il momento. «Capisco che avete culetti morbidi su cui appoggiare le vostre natiche. Ma la Lega di Umberto Bossi era altro» è stata la frase con cui ha annunciato la sua direzione ostinata e contraria rispetto al viceministro. In piena estate, quando i primi focolai di dissenso iniziarono a divampare qua e là, lei prese la pira: «Nella Lega ci sono opportunisti e ruffiani, chi oggi critica Salvini prima lo osannava». Intanto Calderoli, diligentemente, s’era messo a scrivere – su richiesta di Salvini – il regolamento del prossimo congresso, blindando di fatto il Capitano attraverso il voto palese sulle mozioni (per evitare i franchi tiratori) e la convocazione lampo che, tuttavia, non è bastata per fermare il contendente.
Nella Lega ci sono opportunisti e ruffiani, chi oggi critica Salvini prima lo osannava
Dal Piemonte, il fronte degli eretici conta anche Enrico Montani, segretario provinciale del Verbano-Cusio-Ossola, Luigi Airoldi, responsabile cittadino di Verbania, e Michele Pairotto del provinciale di Vercelli. Un attivismo che ha fatto storcere il naso al capogruppo a Molinari, incaricato proprio da Salvini di stilare il testo di una mozione unitaria sul Nord che neutralizzi le istanze dei “ribelli”.
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