Domani Torino sarà una città blindata. Soprattutto le vie e le piazze del centro per la manifestazione «Noi la guerra non la vogliamo. No data center, no caro benzina, no invio di armi». Al momento sono tre i punti indicati via social dagli organizzatori per i raduni. Il cuore sarà piazza Castello dove la chiamata è fissata alle 15. Lì dovrebbero confluire anche la parte della componente studentesca che si radunerà in piazza Arbarello e quella più estremista che si raccoglierà a Borgo Dora. Le manifestazioni e il loro percorso non sono state comunicate alle autorità di pubblica sicurezza. E, proprio sulla base delle informazioni raccolte dai social, verranno rafforzate misure di vigilanza nelle aree indicate per il raggruppamento dei manifestanti.
DOPO I DISORDINI
Salgono a 70 i giovanissimi identificati per le violenze ai cortei, domani le convalide dei fermi
Intanto oggi il questore di Torino Massimo Gambino ha emesso dodici daspo urbani. Sette dalla durata di un anno, uno di otto mesi e uno di sei mesi, per persone che si sono rese responsabili di specifici reati nell’ambito di pubbliche manifestazioni, quali resistenza a pubblico ufficiale, detenzione di armi ed oggetti atti ad offendere, travisamento. Poi sono stati emessi tre provvedimenti di avviso orale, per detenzione di armi ed oggetti atti ad offendere, lesioni personali ed invasione di terreni ed edifici. La maggior parte dei destinatari sono minorenni e sono finiti nei guai «nell’ambito delle attività preventive connesse allo svolgimento delle manifestazioni e delle mobilitazioni che si sono svolte a Torino nelle giornate comprese dal 15 al 19 ottobre scorsi, riguardanti il caro vita e il rincaro dei carburanti, le tematiche scolastiche in genere organizzate da gruppi spontanei di cittadini, dai militanti legati ad Askatasuna e alle sue filiazioni studentesche».

Sui social si susseguono gli appelli per «unirsi alla lotta» in quello che viene chiamato «secondo atto». Con dei veri e propri vademecum – come quello che diffuso dal Comitato 17 Ottobre – su come affrontare eventuali scontri con la polizia, affrontare le cariche, soccorrere i feriti e ripararsi dai gas dei fumogeni. Ma non solo. A parte le microtelecamere che molti manifestanti già indossano durante i cortei arriva anche l’accorgimento di dotarsi di «microfoni da cravatta», «così – si legge – se fanno le cose sbagliate non ci saranno solo le immagini». C’è anche un capitolo dedicato alla «tattica», ovvero: «Se le forze di sicurezza ci impediscono di proseguire il corteo, gridiamo i nostri slogan e proviamo a sfondare i loro sbarramenti»… «Più la folla si avvicina alle file delle forze di sicurezza, meno queste possono lanciare i lacrimogeni. E cresce la nostra pressione su di loro…». Ancora: «Se senti un esplosione, non scappare. Resta in fila e proteggiti la testa… la cosa più importante è proteggersi a vicenda. Ognuno stia attento a chi ha accanto, ognuno è responsabile e tutela le due persone al suo fianco (destra e sinistra) e la persona dietro, in modo da creare una catena di comunicazione e supporto».
Ma non è finita. Dopo la guerriglia di sabato in città per la quale sono già stati identificati oltre 70 giovani, molti dei quali minorenni – sempre sui social – gruppi di destra si sono detti pronti a scendere in strada per contrastarli.
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