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Lancette indietro, torna l’ora solare. Ma è un rito ignorato dal 70% del mondo

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Nella notte fra oggi e domani torna l’ora solare. Alle 3 del mattino le lancette andranno spostate indietro di 60 minuti, regalandoci un’ora di sonno formalmente in più, ma riducendo drasticamente la luce serale. Se per i dispositivi digitali l’aggiornamento avverrà in automatico, per il corpo umano il passaggio sarà meno fluido. Un gesto ormai abituale ma che ci inserisce in una stretta minoranza: solo il 30% dei Paesi nel mondo continua a cambiare l’orario due volte l’anno. Nel restante 70% il problema non si pone per ragioni geografiche o precise scelte politiche. Nelle aree equatoriali, come in Kenya, Indonesia o Ecuador, il ciclo di dodici ore di luce e buio è costante tutto l’anno; altrove, come in Russia, Turchia, Marocco o Islanda, si è optato per l’ora legale permanente, mentre nazioni come la Cina o l’Argentina utilizzano da tempo fusi orari unificati per massimizzare la luce o ragioni di Stato.

L’Italia resta dunque ancorata al cambio stagionale, riaccendendo ogni autunno il dibattito tra la salute dei cittadini e le esigenze energetiche. Dal punto di vista fisiologico, il passaggio autunnale comporta fattori di bilanciamento ben precisi. «Il ritorno all’ora solare – spiega Luigi Barrea, consigliere nazionale della Società Italiana di Endocrinologia e professore ordinario di Nutrizione Clinica e Dietetica Applicata all’Università Pegaso di Napoli – offre la possibilità di dormire un’ora in più nella notte del cambio, anche se il beneficio effettivo dipende dalla durata e dalla qualità del sonno. Inoltre, la maggiore luminosità nelle prime ore del mattino può favorire la sincronizzazione dei ritmi circadiani e contribuire a un risveglio più coerente con il ciclo naturale luce-buio».

Tuttavia, il cambio di ritmi richiede un periodo di adattamento. «La progressiva riduzione delle ore di luce durante l’autunno e l’inverno – sottolinea Barrea – può influenzare i ritmi circadiani e i meccanismi neurobiologici coinvolti nella regolazione dell’umore, soprattutto nelle persone predisposte ai disturbi affettivi stagionali».

In parallelo al benessere biologico, i benefici economici dell’ora legale continuano a pesare sulle decisioni politiche. Nata in epoca di guerra per ridurre il ricorso all’illuminazione artificiale, l’ora estiva garantisce risparmi significativi: secondo Terna, nel 2026 ha fatto risparmiare all’Italia 302 milioni di kWh (circa 80 milioni di euro). L’ora solare arriva mentre nel nostro Paese si discute nuovamente della possibilità di abolire il doppio cambio annuale. Lo scorso 15 ottobre alla Camera il deputato della Lega Andrea Barabotti ha presentato una risoluzione per adottare l’ora legale permanente, che porterebbe il risparmio a 462 milioni di kWh all’anno (circa 120 milioni di euro). Sul tema resta però una divisione: se l’ora legale permanente assicura vantaggi energetici, l’ora solare viene considerata da molti medici la scelta migliore perché segue maggiormente i ritmi biologici.

La pressione per il superamento dell’alternanza resta alta anche in Europa, dopo la proposta della Commissione del 2018 arenatasi in Consiglio dell’UE. Per affrontare al meglio la transizione, Barrea suggerisce una strategia pratica: «Il consiglio è semplice: appena possibile, esponetevi alla luce naturale del mattino, mantenete regolari gli orari del sonno e dei pasti e non compensate il buio serale anticipando la cena o modificando drasticamente le vostre abitudini. Proteggere l’orologio biologico significa prendersi cura del sonno, del metabolismo e della salute ormonale».

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