«Ora una notizia ve la do io. Il 23 dicembre lascerò la direzione del telegiornale de La7». Enrico Mentana, ospite ad Alessandria, scuote la platea dell’aula magna dell’Università. La pausa è lunga, poi qualcuno prova a interrogarlo: «Progetti futuri dopo il 23 dicembre?» Risposta: «C’è Natale, poi Capodanno». «Nient’altro? Farà ben qualcosa?». «Ah sì, dopo festeggio l’Epifania».
Insomma, Mentana non si sbottona su quel che lo attenderà nel 2027. Eppure la notizia l’ha voluta dare lui stesso, senza essere sollecitato da nessuno, al termine della chiacchierata con il giornalista ed ex vice direttore de La Stampa, Luca Ubaldeschi, durante le premiazioni della dodicesima edizione del Premio Franco Marchiaro, dove lo stesso Mentana è stato insignito del premio «Testimone dell’informazione dell’anno 2026». Un annuncio dato proprio ad Alessandria, la città del suo editore, Urbano Cairo.
Arriva così all’epilogo un sodalizio durato sedici anni, quello tra uno dei più conosciuti volti noti dell’informazione tv e l’editore Cairo, proprietario de La7 e di Rcs. Un divorzio nell’aria da mesi, da quando cioè Mentana ha cominciato a lanciare pubblici segnali d’insofferenza per la linea editoriale della tv e dei suoi programmi di approfondimento, a suo dire troppo sbilanciata verso il campo progressista.
Il contratto del giornalista scade il 31 dicembre ma già a maggio Mentana aveva lanciato il primo sasso, ospite del Festival della Tv di Dogliani, nel Cuneese, definendo La7 «la nuova Rai3» e «la tele anti-Meloni»: «Tutti i programmi serali hanno la stessa impostazione, lo stesso orientamento, gli stessi ospiti», aveva osservato, sostenendo che «un elettore del centrodestra non può guardare i programmi di La7 sentendosi a casa». Una distanza sempre più profonda con Cairo, che a luglio aveva evitato di dare per scontato il rinnovo del rapporto con il direttore del tg della sua tv: «Il contratto di Mentana scade il 31 dicembre 2026. Sono sempre felice di averlo con noi, chiaramente deve esserci la voglia da ambo le parti», le sue parole. «Non dico a lui come fare il Tg, così come non dico neanche alla Gruber o a Floris o a Cazzullo o a Formigli come fare la loro trasmissione o chi invitare.
Ad agosto il giornalista ha reso più esplicita la propria posizione, prospettando la possibilità di fare altro. Un’uscita che aveva rilanciato le voci di un suo approdo ad altre emittenti: lo stesso Mentana ha confermato di aver parlato con alcuni dirigenti Rai e non ha escluso un ritorno a Mediaset. Sono circolate anche indiscrezioni su un possibile progetto informativo con Warner Bros. Ma nessuna di queste ipotesi, finora, si è tradotta in un accordo ufficiale. E lo stesso Mentana ieri è rimasto abbottonato sul proprio futuro. Salvo sancire la fine del suo rapporto con Cairo che durava dal 2010.
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