Ogni volta che incontro i ragazzi di San Patrignano penso a quante vite possano cambiare quando qualcuno decide di non arrendersi a un errore, a una dipendenza, a un momento di smarrimento. Vedo giovani che hanno attraversato esperienze difficili e che stanno imparando di nuovo a fidarsi di se stessi, a studiare, a lavorare, ad avere relazioni, a immaginare il proprio domani.
È forse la lezione più profonda che San Patrignano mi ha insegnato: nessuno è la sua dipendenza, nessuno è il suo errore. E nessun giovane dovrebbe convincersi così presto che per lui non esista più un futuro.
L’incontro internazionale sulle dipendenze che si è svolto venerdì a San Patrignano ha avuto proprio questo significato. Mettere a confronto Paesi ed esperienze diverse per costruire politiche capaci non solo di contrastare le dipendenze, ma di prevenirle e recuperare chi ne è vittima. È una riflessione che riguarda da vicino anche ciò che sta accadendo nelle nostre città. Abbiamo visto ragazzi, anche minorenni, partecipare a devastazioni e saccheggi di negozi, aggredire con violenza donne e uomini delle forze dell’ordine. Comportamenti che non possono essere minimizzati né giustificati. Come ha ricordato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la sicurezza è un diritto fondamentale dei cittadini e lo Stato non può arretrare di fronte alla violenza. E prevenzione e recupero devono accompagnare la fermezza della risposta, perché la legalità si difende anche impedendo che il disagio diventi devianza. Ma la risposta non può cominciare soltanto quando una vetrina viene distrutta o un agente viene colpito. Dobbiamo chiederci che cosa accade prima. Come intercettare un ragazzo prima che il disagio diventi dipendenza, isolamento, devianza? Comprendere le cause non significa giustificare i comportamenti. Significa cercare di impedire che si ripetano.
Le dipendenze, intanto, stanno cambiando. A droga e alcol si affiancano gioco d’azzardo e nuove fragilità legate al digitale, ai social e al gaming. Dietro forme diverse ritroviamo sempre solitudine, paura, difficoltà nelle relazioni e incapacità di affrontare frustrazioni e fallimenti. Per questo la prima parola della Carta di Rimini adottata al termine dell’incontro è prevenzione. Significa arrivare prima, entrare nelle scuole, sostenere le famiglie, ascoltare i ragazzi e riconoscere i segnali di sofferenza prima che esplodano. Con WeFree, il programma di prevenzione, nel 2025 San Patrignano ha raggiunto quasi 60 mila persone, oltre 50 mila delle quali studenti.
La seconda parola è recupero. Non basta interrompere una dipendenza. Occorre ricostruire autostima, relazioni, istruzione, competenze e responsabilità. In quasi cinquant’anni oltre 27 mila persone sono passate da San Patrignano e più del 72 per cento di chi completa il percorso, secondo gli studi di follow-up, risulta recuperato. Vale anche per chi ha commesso reati. Oltre 3.900 persone sono state accolte in misure alternative alla detenzione. La responsabilità non viene cancellata, viene affrontata. E una pena può diventare anche occasione di recupero e reinserimento. Restituire alla società una persona capace di rispettarne le regole significa contribuire alla sicurezza di tutti.
Prevenzione, recupero integrale, reinserimento sono le tre direttrici indicate dalla Carta di Rimini. E possono essere anche tre parole con cui affrontare il disagio di una parte delle nuove generazioni. Quando un adolescente distrugge una vetrina o aggredisce un agente dobbiamo fermarlo e affermare senza ambiguità il valore della legge, richiamando alla responsabilità i genitori. Ma dobbiamo anche domandarci dove noi adulti, le istituzioni, la scuola, la famiglia e la comunità siamo arrivati troppo tardi.
A San Patrignano ho visto ragazzi che pensavano di avere compromesso il proprio futuro tornare a studiare, lavorare, amare, costruire una famiglia. È a loro che penso guardando anche ai giovani che oggi esprimono il proprio disagio attraverso la rabbia e, talvolta, la violenza. Dobbiamo essere inflessibili verso la violenza, ma non arrenderci mai di fronte a un giovane. La sfida più difficile non è soltanto fermarlo quando distrugge. È riuscire a raggiungerlo prima.
*Cofondatrice Fondazione San Patrignano
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