Gli idranti arrivano solo al termine di provocazioni, lanci di bottiglie, petardi. Basta confronti: alle 20, a Roma, in piazza della Repubblica si passa all’azione. «Tout le monde deteste la police», «Tutto il mondo detesta la polizia» urlano a migliaia, arrivati seguendo chi i collettivi chi il tam tam Telegram.
il sabato delle manifestazioni
Un’onda di ragazzi in piazza contro guerra e carovita. Scontri ma niente saccheggi
La Digos ci prova ancora una volta a trovare un accordo in un corteo senza leader, dove Zaum e gli anarchici universitari e i Car, collettivi autonomi romani degli studenti medi, cercano di imporre un’impronta più dura. Più intransigente. Bottiglie di vetro e petardi da un lato, idranti dall’altro. Una carica di contenimento. Parapiglia per trenta minuti sotto le finestre dell’Hotel St. Regis. Poi i manifestanti corrono alla stazione Termini, ma trovano tutto blindato. È la volta di San Lorenzo e del Pigneto. Anche lì altre bottiglie lanciate contro la polizia: «Merde, lasciateci passare».
Nella Capitale, la giornata inizia alle 14.30. In piazza ci sono quelli dell’asse antimperialista, con un corteo annunciato da settimane contro il riarmo e i data center. Gli altri, quasi diecimila, arrivano alla spicciolata intorno alle 18. Ed è difficile tratteggiarne un profilo perché c’è davvero di tutto: studenti, collettivi, curiosi, ragazzi che hanno seguito gli amici, antagonisti. Bandite le sigle sindacali e politiche. Hanno seguito Telegram, Tik Tok.

I collettivi nella piazza si impongono. Si tengono sotto braccio per creare una sorta di cordone e travolgono il corteo antimperialista. «Siamo tutti antifascisti», urlano. Applausi. Discutono con gli altri manifestanti: «Siamo giovani, lasciateci passare».
IL REPORTAGE
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FRANCESCO MUNAFÓ, CATERINA STAMIN

Il corteo raggiunge il Colosseo e i ragazzi invadono il monumento simbolo della Capitale. I giovani saltano i tornelli: «Prendiamoci Roma». Poi il ripensamento: «Usciamo, usciamo. Se ci beccano, è un casino». E il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha seguito la faccenda in contatto con il Viminale, assicura: «Non risultano danni né feriti». Il blitz dura una quindicina di minuti. I ragazzi raggiungono gli scaloni, poi il dietrofront: «È il Colosseo. Non si può. Torniamo indietro». Chi vorrebbe occupare ad oltranza rimane inascoltato.
L’AUTORE DELLA CHAT
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In Questura, vengono accompagnate e identificate 96 persone, intercettate nelle piazze della città: scattano 28 fermi preventivi e undici denunce.

La manifestazione riparte. Ma non ha meta, solo uno slogan: «Lasciateci passare». Davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore, un lungo confronto tra manifestanti e polizia. Si opta per il dialogo, per il confronto, per la fiducia. Blindati, idranti e cordone delle forze dell’ordine lasciano aperto il passaggio. Il corteo raggiunge la stazione, poi di nuovo piazza della Repubblica. Un petardone lanciato contro gli agenti. Poi un secondo e un terzo. Bottiglie di vetro. Segnali stradali divelti. E scoppia il parapiglia.
LA LETTERA
Speriamo che i giovani alzino lo sguardo e si battano per il loro futuro nel mondo
MAURIZIO DE GIOVANNI

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