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Notte in ospedale per un manifestante di Torino. Identificate 413 persone, 2 arresti e 25 denunciati

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Ha trascorso la notte in ospedale per accertamenti medici uno dei partecipanti al corteo di ieri a Torino. L’uomo, che avrebbe riportato delle ferite durante gli incidenti, è legato ai Carc-Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, ed era stato bloccato dalle forze dell’ordine; dopo essere trattenuto per le procedure di identificazione era stato rilasciato. In mattinata, secondo quanto si apprende, dovrebbe essere dimesso.

Almeno un’altra mezza dozzina di manifestanti è stata bloccata al termine della manifestazione nella zona di piazza Baldissera.

Il bilancio delle forze dell’ordine

Il bilancio delle forze dell’ordine degli scontri di ieri sera a Torino è di due persone arrestate e 25 denunciate; 38 le persone accompagnate di cui 8 minorenni e 4 stranieri; le persone identificate sono state 413. Gli arresti sono scattati per resistenza a pubblico ufficiale, le denunce per reati di istigazione a delinquere, inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, travisamento e, anche in questo caso, resistenza a pubblico ufficiale.

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«Si sfrutta il disorientamento dei giovani»

I controlli sono stati concordati in sede di riunione tecnica con il prefetto di Torino, Donato Cafagna, e predisposti con ordinanza dal questore, Massimo Gambino. In un comunicato della questura si legge di come la manifestazione abbia avuto percorsi «non preavvisati: il corteo si è mosso per le vie della città cercando ripetutamente di forzare gli sbarramenti e di riguadagnare il centro, venendo contenuto e indirizzato all’esterno della città grazie alla dislocazione e all’azione dei reparti della forza pubblica».

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Per Felice Romano, segretario generale del Siulp, «Emerge dalle indagini a livello nazionale un vero e proprio canale organizzato di violenza urbana, orchestrato e aizzato da professionisti del crimine che sfruttano il disordine e il disorientamento dei giovani. Emblematico è il profilo del presunto ideatore e regista delle chat che organizzava la guerriglia: un trentenne plurilaureato, ricercatore in prestigiosi istituti e con un percorso professionale strutturato. Ciò dimostra come non ci si trovi di fronte a un disagio periferico quanto piuttosto all’azione premeditata di chi sfrutta l’inesperienza giovanile alimentando un’illusoria sensazione di impunità».

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